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In Italia il 43,6% delle acque superficiali in stato ecologico buono o superiore

15 Maggio 2026
 

Come sta l'acqua in Italia? Ce lo dice l'ISPRA - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale - con il Rapporto sullo stato delle acque in Italia.

Monitorando gli oltre 7.700 corpi idrici superficiali del nostro Paese (fiumi, laghi, acque marino-costiere e di transizione), l'Istituto ha evidenziato che il 43,6% è in stato/potenziale ecologico buono o superiore, mentre poco più del 75% è in stato chimico buono
Situazione migliore per le acque sotterranee, dove su un totale di 1.007 corpi idrici, quasi l’80% è in stato quantitativo buono, mentre il 70% è in stato chimico buono.
Curioso notare che i corpi idrici superficiali e sotterranei in stato sconosciuto sono diminuiti notevolmente rispetto alle precedenti rilevazioni.
Molta attesa è ora per il 2027, quando si dovrebbe registrare un miglioramento del raggiungimento degli obiettivi di qualità ambientali previsti dalla Direttiva per i corpi idrici superficiali e sotterranei.

Il documento ISPRA è una valutazione dello stato quali-quantitativo della risorsa idrica sulla base dei dati definitivi provenienti dal reporting alla Commissione Europea (CE) dei Piani di Gestione relativi al III ciclo di implementazione della Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE (completato ad agosto del 2023). Il documento fornisce una chiave di lettura necessaria alla comprensione delle statistiche, di modo da fornire un quadro conoscitivo di dettaglio sulle condizioni dei corpi idrici, delle pressioni gravanti su di essi e delle misure per migliorarne le condizioni, nel contesto del quadro di policy europea più recente. 

L’analisi ha rivelato che la maggior parte dei corpi idrici superficiali in stato elevato ricadono nel distretto della Sardegna e sono costituiti in prevalenza da acque marino-costiere (44%) e di transizione (10%). Le maggiori percentuali di fiumi in stato potenziale ecologico buono si registrano sempre in Sardegna (76% di corpi idrici fluviali del distretto), seguono i distretti delle Alpi Orientali e dell’Appennino Centrale (per entrambi, 43%). 
Considerando l'influenza delle attività antropiche sul contesto, l’inquinamento da fonte diffusa sul territorio, in particolare l’agricoltura, si conferma la minaccia maggiore sulle acque superficiali, seguita dalla pressione di tipo idromorfologico (opere di difesa idraulica, attraversamenti di strade/ferrovie, ...), da quella puntuale (in particolare gli scarichi urbani) e dai prelievi.

Per Maria Alessandra Gallone, Presidente ISPRA, il rapporto "grantisce dati scientifici e solidi al servizio delle Istituzioni. Il Rapporto sullo stato delle nostre acque conferma segnali positivi, ma evidenzia anche quanto sia urgente accelerare sul raggiungimento degli obiettivi di qualità delle nostre acque. L’acqua è una priorità nazionale e una leva strategica per ambiente, salute ed economia; è fondamentale ridurre le pressioni, soprattutto quelle diffuse, e rafforzare una gestione integrata e sostenibile della risorsa. In un contesto di cambiamento climatico, investire in prevenzione e monitoraggio non è più un’opzione, ma una responsabilità condivisa. L’acqua è il nostro bene più prezioso e tutelare la sua salute, significa proteggere anche la nostra”.

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