SEZIONE: AMBIENTE, ENERGIA - TECNOLOGIA E INNOVAZIONE
SVILUPPO SOSTENIBILE

Mobilità elettrica: a che punto siamo?

18 Febbraio 2021
 

Due interessanti indagini ACEA fanno il punto sullo stato di avanzamento dell'introduzione di auto elettriche dedicate al trasporto privato nel mondo, un tema di grande attualità tra la rapida ascesa del mercato azionario di Tesla nel 2020 e sempre più paesi e case automobilistiche che annunciano nuovi obiettivi per i veicoli elettrici. Intendiamoci, le auto elettriche rappresentano ancora una percentuale a una cifra delle vendite globali di autovetture, ma in particolare in Europa si stanno compiendo importanti passi avanti verso un futuro più pulito e sostenibile.


Norvegia al top per vendita, Cina mercato più rilevante
Mentre la Norvegia è di gran lunga il paese con la quota più alta di auto elettriche nelle vendite totali di macchine, nessun paese si avvicina nemmeno alla Cina in termini di dimensioni assolute del mercato. Secondo la China Association of Automobile Manufacturers (CAAM), le vendite di veicoli elettrici a batteria (BEV) e ibridi plug-in (PHEV) sono state rispettivamente di 1,00 e 0,25 milioni nel 2020. Ciò pone la Cina molto più avanti della Germania (395.000), che ha superato gli Stati Uniti in termini di vendite di veicoli elettrici.
Secondo le stime del tracker del settore EV-Volumes, i veicoli elettrici plug-in rappresentavano il 4,2% dei veicoli leggeri globali vendite l'anno scorso, dal 2,5% nel 2019. Mentre solo otto paesi hanno registrato una quota di veicoli elettrici del 5% o superiore nel 2019, 13 paesi sono riusciti a spingere i veicoli elettrici oltre il 10% delle vendite di veicoli leggeri nuovi nel 2020. Come negli anni precedenti, la Norvegia è stata un'anomalia positiva con una quota del 75% di veicoli elettrici plug-in, mentre Islanda, Svezia e Finlandia sono tra le prime 5, a testimonianza della rapida adozione delle auto elettriche nei paesi nordici. In  Cina i veicoli elettrici rappresentano il 6,2% delle vendite di autovetture nel paese. Nel frattempo gli Stati Uniti sono rimasti ulteriormente indietro con una quota di veicoli elettrici di appena il 2,3%.


Cosa funziona in Norvegia (e cosa non funziona in Italia)
Mentre le misure politiche della Norvegia (ad esempio esenzioni fiscali, esenzioni dai pedaggi e altri incentivi) si sono dimostrate molto efficaci nella promozione delle auto elettriche, il modello norvegese non può essere facilmente trasferito ad altri paesi. Prima di tutto, il paese impone pesanti dazi all'importazione dei veicoli e tasse di immatricolazione, rendendo le auto significativamente più costose di quanto si pensi.E ha un certo peso anche la disponibilità media di denaro per l'acquisto. Secondo l'istituto nazionale di statistica norvegese, il reddito familiare medio del paese al netto delle tasse nel 2018 era di circa $ 54.000 euro, più del doppio della media dell'UE. E in Italia? Nel 2020 le auto a batteria sono cresciute del 207% (+319 le plug-in) e se l'anno ha messo a referto un -27,9% delle immatricolazioni, le sole elettriche si muovono in clamorosa controtendenza. Elettriche e plug-in, spinte anche dagli incentivi, registrano crescite a tripla cifra (+207,6% e 319,1%) conquistando il 2,3% e il 2% di quota di mercato. Ovvero 32.538 veicoli a batteria e 27.408 plug in vendute. Diventa chiaro, per i Comuni, l'obbligo di incentivare l'introduzione di colonnine ricaricabili, vero ostacolo alla diffusione: in Italia si contano solo 10 mila infrastrutture con circa 20 mila punti di ricarica, concentrati perlopiù nel Nord e nelle città metropolitane. E non è tutto: la presenza di infrastrutture con potenze superiori a 100 kW è molto limitata, specialmente in autostrada, per cui niente ricariche rapide in 30 minuti, ma ore di attesa insostenibili. Sempre che tutto funzioni. 

(Valeria Volponi)

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