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La Pubblica Amministrazione in Italia: antica, analfabeta digitale, poco sostenibile

5 Giugno 2017
 

Di innovazione nella Pubblica Amministrazione si parla spesso. E ci si scontra con il fatto che, paradossalmente, semplificazione fa rima con complicazione. Anche quando il tema anima l'agenda dei politici, tuttavia si fatica a concretizzare gli intenti in azioni vere e significative. A disegnare un quadro ancora più in salita, arrivaa l’indagine sul pubblico impiego realizzata da FPA  presentata all'edizione 2017 del Forum PA, secondo cui solo il 14,1% dei dipendenti pubblici intervistati dichiara che la propria amministrazione ha già introdotto i Criteri Ambientali Minimi nelle proprie procedure d’acquisto.
Molto poche le realtà che hanno formalizzato la politica degli acquisti sostenibili (9,3%), come quelle che hanno organizzato iniziative di informazione e formazione al personale sulla sostenibilità (9,3%), quelle che provvedono al monitoraggio degli acquisti verdi effettuati (7,4%) e, soprattutto, quelle che hanno definito chiaramente gli obiettivi e i target da raggiungere (6,7%). 

La causa principale del rallentamento dell’azione amministrativa, così dice il 67,2% del campione (1700 persone, per l’80% dipendenti pubblici), è l’eccessiva produzione di norme che si sovrappongono e generano confusione e disorientamento, tanto che per chi lavora nella PA è difficile comprendere il senso strategico del proprio lavoro (45,3%)
Inoltre, il 67,2% del campione lamenta l’eccessiva produzione di regole che genera confusione o crea sovrapposizioni. Un freno è rappresentato anche dal continuo mutamento delle norme (57,9%) e dall’eccessiva frammentazione delle responsabilità (53%). Inoltre, la formazione sulle novità normative non aiuta a risolvere il problema: per la maggior parte dei dipendenti i corsi proposti sembrano inadeguati (37%) oppure non ci sono (25%).

 

La filosofia del "non fare" per non correre rischi
Il nemico maggiore da affrontare per combattere questo stallo è la tendenza a scegliere la strategia del "non fare", piuttosto che impegnarsi in attività di innovazione che comportano inevitabilmente dei rischi. Atteggiamento avvalorato dal fatto che entro tre anni la Pubblica Amministrazione impiegherà in media lavoratori con un'età di 53,6 anni. Un terzo dei dipendenti sarà over 60 e in uscita dal mercato del lavoro. Dal 2007 al 2015 è stato tagliato il 5% del personale. Numeri e stipendi dei dipendenti pubblici sono in linea con gli altri paesi europei, ma solo il 40% dei lavoratori pubblici ha una laurea e appena una mansione su due di quelle che richiedono un titolo universitario è svolta da laureati.
Secondo Gianni Dominici, direttore generale di FPA, "Per essere più sostenibile, la PA deve prima essere più aperta e più attenta al capitale umano: bisogna investire in formazione e coinvolgere la società civile nel processo di riforma”.
 

Come uscire da questo stallo
Non è tutto: negli ultimi 5 anni la burocrazia è cresciuta. E la burocrazia è un atto di difesa per il 62% del campione che ha partecipato all’inchiesta. L’elemento positivo è un uso maggiore delle tecnologie per accelerare i processi/servizi (solo 21 su 100 rispondono di usare “raramente” o “mai” le tecnologie per accelerare i processi); tuttavia persiste la resistenza di alcuni colleghi (anche di altre amministrazioni) a utilizzare i documenti digitali (accade “spesso” per il 49,3% del campione e “sempre” per l’11,6%). Gli stessi cittadini sfruttano poco le interfacce web con la PA e preferiscono recarsi allo sportello (63%).

 

Quali possibili soluzioni
I dipendenti pubblici hanno però le idee chiare su come uscire da questo stallo: scelta di dirigenti capaci basata sul merito e non sulla politica (lo dice il 50,7% del campione), meno norme (43,5%), più digitalizzazione (41,9%). E se la PA a zero carta non vedrà la luce nemmeno nel 2030, secondo il 45,3% dei rispondenti, l’81,8% pensa che nel 2030 finalmente almeno non dovrà ridare alle amministrazioni pubbliche i propri dati e il 77% è convinto che potrà gestire tutte le comunicazioni con le PA da un unico punto di accesso.
Per ridefinire lo scenario esistente sarà fondamentale anche la scelta di dirigenti capaci basata sul merito e non sulla politica (lo dice il 50,7% del campione), meno norme (43,5%), più digitalizzazione (41,9%). (VV)

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