SEZIONE: WELFARE E POLITICHE GIOVANILI
ORIENTAMENTI

Immigrazione, per i cittadini No alle frontiere chiuse

2 Maggio 2017
 

Gli oltre 3.800 cittadini coinvolti nell'indagine effettuata all'inizio del 2017 in 16 paesi europei dalla Fondazione Falcone con il supporto della Commissione Europea hanno dichiarato, pur nella preoccupazione per l'aumento dei fenomeni migratori, di non considerare la chiusura totale delle frontiere una possibile soluzione. Secondo la ricerca condotta dall'Università di Palermo e dall'Università di Valmiera (Lettonia), i cittadini di 16 paesi europei (Albania, Belgio, Croazia, Repubblica Ceca, Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Malta, Polonia, Portogallo, Macedonia, Romania, Serbia e Spagna) si considerano per l'80% “preoccupati” dal fenoneno dell’immigrazione illegale. Ma percentuale ancora superiore, fra l’86 e il 91%, si dichiara cosciente del fatto che i migranti sono esposti al rischio di sfruttamento da parte del crimine organizzato o nel mondo del lavoro e soltanto il 20% degli intervistati considera la “chiusura totale delle frontiere” come una soluzione.

Rilevanti differenze di percezione
L’indagine ha evidenziato elementi di grande differenza nella percezione delle migrazioni fra i cittadini dei diversi paesi. Se solo l’1% dei portoghesi e degli spagnoli considera la chiusura delle frontiere come una soluzione, questa è vista come la migliore soluzione dal 48% dei cittadini della Repubblica Ceca.

Vittime o carnefici?
Importanti differenze sussistono anche sulla percezione della relazione fra migrazioni e crimine organizzato: il 53% degli intervistati concorda sull’idea che il fenomeno migratorio comporti un aumento della criminalità, ma una percentuale ancora più alta, il 61% considera i migranti vittime del crimine, convinto che le organizzazioni criminali riescano a lucrare e a coinvolgere i migranti nelle proprie attività a causa della debolizza socio-economica e delle difficili condizioni di vita cui i migranti sono costretti in Europa. Secondo il 60% del campione, le donne migranti sono le più a rischio di essere sfruttate; mentre per il 51%, lo sfruttamento del lavoro minorile dei bambini migranti è considerato un fenomeno diffuso.

Per i governi, un fenomeno da limitare
Interrogati circa le priorità politiche che i governi nazionali dovrebbero affrontare, gli intervistati nel 31% dei casi considerano “limitare l’immigrazione” una priorità politica che viene prima di
“combattere il crimine organizzato” (20%), “Fermare la speculazione bancaria e finanziaria” (19%), “Difendere la libertà di espressione” (13%). (VV)

 

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