SEZIONE: TERRITORIO E SVILUPPO LOCALE - WELFARE E POLITICHE GIOVANILI
CASA

Legge regionale politiche abitative: l'analisi di Siria Trezzi

2 Agosto 2016
 

Un patrimonio abitativo accertato di 74 mila 800 alloggi nei 133 Comuni inseriti tra quelli ad alta densità abitativa su cui far confluire i dieci milioni di risorse previsti per il 2016 e una legge regionale chiamata “Disciplina regionale dei servizi abitativi” che è stata approvata dal Consiglio regionale della Lombardia lo scorso 28 giugno. Una legge che sostanzialmente introduce forti elementi di innovazione. Nell'ultimo numero di Strategie Amministrative ne abbiamo parliato con Siria Trezzi, vicepresidente di Anci Lombardia e sindaco di Cinisello Balsamo.

Quali sono gli obiettivi e le novità per far fronte a un’emergenza che si fa di mese in mese più allarmante?
Devo premettere che Regione Lombardia ha terminato l’esame della legge sui servizi abitativi ma in realtà noi abbiamo l’ultima versione, ma non il testo definitivo che dovrà essere pubblicato sul Burl. Del lavoro finale della Commissione riunitasi il 14 giugno abbiamo potuto discutere anche nell’ultimo Consiglio direttivo di Anci Lombardia. Posso dire comunque che si è  trattato di un percorso lungo e di un lavoro non semplice cui, come Anci Lombardia e Comuni ad alta densità abitativa, abbiamo preso parte con molta attenzione. Tutto il percorso di trasformazione della legge è stato analizzato nei Gruppi di lavoro e i Comuni hanno dato contributi importanti.
Le finalità sono comunque essenzialmente due: anzitutto reperire alloggi nel mercato per l’emergenza abitativa, visto che quelli di edilizia residenziale pubblica sono ormai largamente insufficienti. L’altro aspetto è quello di sostenere le famiglie con morosità incolpevole ridotta (fino a tremila euro) senza sfratto in corso. Il contributo per queste famiglie potrà variare da 1.000 a 1.500 euro e andrà a residenti da almeno cinque anni, con Isee Erp sino a15 mila euro.

Quali sono le risorse messe in campo?
Si tratta di una legge che noi giudichiamo con luci e ombre, ma che dal punto di vista delle risorse mette in campo una cifra cospicua. Si tratta di 55 milioni nel triennio: 10 milioni quest’anno, 20 milioni nel 2017 e 25 milioni nel 2018. Se queste cifre saranno confermate sono certamente di grande interesse. C’è poi il tema dei regolamenti. Regione si impegna entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge al approvare il regolamento per i criteri di accesso; Nei 133 Comuni ad alta densità abitativa ci sono 74 mila 800 alloggi entro un anno le regole per l’accreditamento dei privati e quello per gli indigenti ai fini dell’erogazione del contributo di solidarietà e entro 24 mesi il regolamento sui canoni di locazione. Noi come Anci chiediamo su tutto questo un tavolo permanente di verifica.

E il fondo sostegno affitti?
Fondamentale è capire che il Fondo sostegno affitti così come lo conosciamo non esiste più. Lo scorso anno il Governo aveva stanziato per questo 12 milioni, ora è azzerato perché le risorse sono state messe per far fronte alla morosità incolpevole di persone e famiglie residenti. Regione Lombardia ha oggi a disposizione 5 milioni di euro per il sostegno all’affitto, più altri fondi che i Comuni avevano da sempre stanziato. Quindi 6-7 milioni di euro. Però tutto è cambiato e stiamo ragionando con Regione su modalità diverse anche in considerazione che lo scorso anno erano stati fatti tre bandi, con risultati non sempre ottimali. Quest’anno le risorse saranno rivolte ai 133 Comuni ad alta densità abitativa per evitare che la cifra sia suddivisa in parti troppo piccole. Di fatto questi soldi verranno dati solo laddove l’emergenza è forte e conclamata. Stiamo lavorando per un riparto di 0,50 euro per abitante per Milano e di 1 euro ad abitante per gli altri 133 Comuni.

Qual è il giudizio di Anci Lombardia e dei Comuni? 
La legge presenta luci e ombre. Prevede comunque un tentativo di dare risposte innovative. Di questo abbiamo sempre dato atto. Non è una legge che modifica sostanzialmente la legge 27 dando indicazioni e adeguandola. Ma si tratta di una legge innovativa che considera il problema delle discipline abitative non come il tema della sola assegnazione degli alloggi, ma ricerca soluzioni complessive ai servizi abitativi pubblici e sociali. Lega cioè il tema dell’alloggio fotografandolo all’interno di un vero sistema di fragilità e che dia una vera risposta all’emergenza sociale, economica e occupazionale. Dunque di fatto si procede a un’analisi chiara e precisa di quella che è una valutazione sociale del nucleo o delle persone. Il tema della programmazione non viene così trattato dagli Uffici casa, ma il più possibile dall’Agenzia della casa, strumento il più possibile sovraccomunale e nell’ambito di piani di zona che consente di vedere il tutto al’interno di un progetto di aiuto e di sostegno all’abitare più complesso.
I Comuni su tutto questo sono in parte favorevoli e in parte preoccupati. Vero è che i Comuni ad alta densità abitativa non reggono più. Ci sono Comuni che danno risposte e si vedono moltiplicare richieste. Tutti i Comuni hanno espresso grande criticità rispetto al ruolo di Aler, che consideriamo una realtà non adeguata e idonea ad affrontare la situazione attuale. La legge in questo non mi pare stia dando segnali di cambiamento. Vengono poi divisi servizi abitativi pubblici (a carico di Comuni e Aler) e quelli sociali (a carico anche di privati sociali che poi si accreditano alla gestione di questi servizi abitativi pubblici). La legge prevede tutto il canone agevolato , quindi concordato e moderato, i patti di futura vendita e l’housing sociale. 
Anche i Tavoli sulle misure di sostegno agli affitti e sull’emergenza abitativa hanno lavorato in maniera costante con Regione Lombardia. C’è in tutti la consapevolezza di una situazione cui non si può rispondere con quelli che sono gli strumenti ordinari dell’emergenza abitativa. Siamo di fronte a un’emergenza legata alla perdita del lavoro, alla fragilità occupazionale ma anche sociale, che in brevissimo tempo è diventata drammatica. Vi sono interi contesti che faticano sempre più a fronteggiare l’emergenza sfratti. Dare risposte diventa assai complicato. Da qui l’esigenza di strategie nuove, innovative. Quanto fatto sino ad oggi non basta più. La nostra valutazione è positiva per le risorse e la parte innovativa, di dubbio per quella operativa. 

Come monitorare la situazione?
L’idea è che Regione riesca a monitorare la situazione con un osservatorio ad hoc per delineare un fabbisogno abitativo che corrisponda molto di più alla situazione reale. Il dato che già emerge è che il canone concordato in Lombardia è davvero residualissimo, pari a circa il 10% rispetto a regioni che invece sono al 70-80%. E questo è il vero strumento per predisporre il mercato dell’affitto in situazione tale da accogliere la domanda. Dunque la situazione lombarda è difficile e per questo con Regione si è cercato di fare in modo che il canone concordato prevedesse agevolazioni e potesse essere sostenuto. I Comuni che hanno modificato il canone concordato e l’hanno collegato agli strumenti di sostegno all’affitto (Bologna, Milano, Cinisello e Rho Pero) dimostrano un aumento importante. 

Fondamentale anche uso di strumenti informatici.
Certamente sì. Altra novità importante è costituita dal fatto che Regione Lombardia metterà a disposizione una piattaforma informatica in cui verranno inseriti tutti i dati e i requisiti per le graduatorie per l’assegnazione degli appartamenti. E questo ci metterebbe al riparo da commissioni che spesso funzionano in modo inadeguato rispetto all’accresciuta gravità dando massima trasparenza al numero degli alloggi disponibili e a tutto quanto si può e si deve fare. Noi abbiamo chiesto che ci siano tempistiche e modalità di assegnazione certe. Controllo delle case sfitte messe a disposizione e controllo della situazione abusivi, evitando un eccessivo carico sui Comuni di tutte le procedure e delle assegnazioni. Il lavoro da fare è davvero tanto. Possiamo farcela solo se sapremo fare rete. (Luciano Barocco)

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