SEZIONE: SICUREZZA E LEGALITA'
LEGALITA'

Bergamo: fasce orarie vietate alle slot

30 Maggio 2016
 

A Bergamo l’ATS locale, L’Eco di Bergamo e partner tra i quali Federconsumatori, Cisl, Associazione Polizia Locale, i Comuni dell'Ambito 1, Università degli Studi di Bergamo, Patronato San Vincenzo, AUSER, hanno studiato e lanciato la campagna di comunicazione “Azzardo Bastardo” per sensibilizzare sui rischi e ai problemi legati al gioco d’azzardo i cittadini, che nel 2015 hanno speso 1.812.680.000 euro giocando a slot e similari. Una media significativa quella del capoluogo, +54% rispetto alla provincia, con una spesa di oltre 2.500 euro a persona (neonati compresi) e di quasi 6mila euro all’anno a famiglia.

 

I risultati preoccupanti della prima indagine conoscitiva

Per la prima volta Bergamo è riuscita a conoscere i dati del gioco online, che pesa per oltre 200milioni di euro sul totale: “Abbiamo svolto un’indagine conoscitiva di grande spessore per costruire il provvedimento – ha spiegato il Sindaco Giorgio Gori – mappando tutte le strutture esistenti in città e intervistando oltre 15mila studenti delle scuole secondarie di Bergamo”. Risulta che il 58% dei minorenni gioca nonostante sia vietato dalla legge, il 15% addirittura una volta a settimana e ben il 73% sa esattamente in quali strutture sul territorio consentano il gioco anche agli under18.

 

Un giro di vite su fasce orarie e modalità di vendita
Da queste premesse muove il regolamento approvato dalla Giunta Gori, che intende contrastare e prevenire le patologie legate al gioco d’azzardo lecito: dal regolamento (che passerà al vaglio del Consiglio Comunale il prossimo 6 giugno) scaturirà un’ordinanza che istituirà delle fasce orarie in cui in città non solo non sarà consentito giocare a VLT e slot machine, ma anche, ad esempio, vendere e acquistare gratta e vinci e biglietti della lotteria in tutti luoghi che si trovano a meno di 500 metri da scuole, oratori e quelle strutture individuate dalla Legge Regionale (a Bergamo praticamente nella totalità dei luoghi in cui è possibile giocare). Si tratta di tutte quelle forme di gioco che possono generare un progressivo isolamento e conseguentemente patologie e dipendenze. Le fasce orarie sono state così individuate: dalle 7,30 alle 9,30, dalle 12 alle 14 e dalle 19 alle 21, tutti orari in cui il consumo di gioco, soprattutto quello tra aperitivo e cena, si dimostra essere più elevato.

 

Regole ferree per la reclamizzazione del gioco
Il Comune introduce regole ferree per quello che riguarda la reclamizzazione del gioco (divieto nei luoghi pubblici e di proprietà del Comune, divieto di utilizzo di insegne luminose che attirano al gioco, obbligo di esporre materiale informativo) e il divieto di offrire possibilità di giocare d’azzardo a meno di cento metri da bancomat, negozi “Compro Oro”, banchi dei pegni.
“Intendiamo così proteggere persone sole, giovani e anziani, le categorie più fragili della nostra città: – prosegue Gori – sappiamo che vi sono molte persone che non tornano a casa a pranzo prese dalla foga del gioco, persone che addirittura dimenticano di andare a prendere i figli a scuola, pensionati che buttano metà o più della loro pensione nei gratta e vinci. In questo modo cerchiamo di mettere un freno al dilagare di dipendenze e patologie gravi, che arrivano a mettere in ginocchio tanti nostri concittadini e le loro famiglie. Si tratta di una piaga sociale e come tale va combattuta.”

 

Esentate sale Bingo, Lotto e Totocalcio
Dal provvedimento saranno esentate alcune categorie di gioco, come le sale bingo (a Bergamo funzionano come luoghi di aggregazione con spazi di somministrazione enogastronomica, lontane quindi dall’isolamento di VLT e slot), il Lotto tradizionale (che si sviluppa con una dinamica completamente diversa, ovvero con tre estrazioni a settimana) e il Totocalcio (con una cadenza ancor più rarefatta).
“Non siamo contrari al gioco legale, anche perché l’alternativa sarebbe un gioco gestito dalla criminalità organizzata. Pensiamo invece che si debba contrastare un fenomeno che comporta il degrado delle relazioni familiari e affettive, che comporta la perdite del lavoro e che ricade su una fetta di popolazione fragile, come giovani e anziani”, ha concluso Gori.

 

Valeria Volponi

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