SEZIONE: TERRITORIO E SVILUPPO LOCALE

SPECIALE TRASPORTI - Sea

17 Aprile 2008
 
Il settore del trasporto aereo costituisce un asset fondamentale per la crescita e lo sviluppo economico di un Paese. Ecco perché, mai come adesso, per poter rilanciare la competitività, l’Italia ha bisogno di un grande aeroporto intercontinentale se si vuole accedere direttamente, dal nostro Paese, alle grandi rotte a lungo raggio (soprattutto Nord America e Far East), evitando di passare per altri aeroporti europei. Ne parliamo con Giuseppe Bonomi, presidente di Sea. Ne parlano tutti, ma cosa significa essere un hub? Un grande aeroporto intercontinentale non può che essere un hub come è dimostrato dall’esperienza mondiale (Londra, Francoforte, Parigi, Madrid, Amsterdam e i principali aeroporti degli Stati Uniti). Se si ragiona secondo logiche di mercato Malpensa possiede, come ha ampiamente dimostrato in questi anni, le caratteristiche per ricoprire il ruolo di hub: serve una delle più importanti aree socio-economiche europee. Infatti la catchment area di Malpensa ha circa 1.300mila imprese attive, contro le 509.500 di Roma, le 601.200 di Parigi e le 269.343 di Madrid. Inoltre il 70% dei biglietti internazionali si vendono da Bologna in su, fornendo una chiara indicazione sul bacino d’utenza strategico per il settore del trasporto aereo italiano. Esiste poi una ragione di tipo geografico a favore di Malpensa: le grandi rotte intercontinentali per il Nord America e il Far East, quelle rilevanti per il mercato business, passano per il nord Atlantico. Inoltre, negli ultimi anni Sea, a differenza di quanto è avvenuto in altri aeroporti, ha investito pesantemente per implementare e ottimizzare strutture adeguate all’assistenza dei passeggeri in transito dal suo aeroporto. Inoltre, dalla sua apertura, nel 1998, Malpensa è riuscito ad aumentare del 72% i passeggeri del sistema aeroportuale milanese che sono passati dai 18milioni del 1997 ai 34milioni del 2007. Questa crescita è ancora più importante se si considera le condizioni attuali nelle quali opera lo scalo. Dalla sua inaugurazione a oggi, infatti, si sono fatti dei passi avanti, ma non tali da garantire collegamenti sufficienti per servire quest’ampia fetta di territorio che è la “catchment area” di Malpensa. Una crescita significativa. Come ci siete riusciti, viste le condizioni? Questo “miracolo industriale”, è stato ottenuto grazie alla capacità dimostrata dell’aeroporto di saper gestire in maniera ottimale passeggeri e merci. Recentemente infatti la classifica dell’AEA (Association of European Airlines) mostra Malpensa al primo posto come miglior aeroporto per puntualità, permettendo ai vettori arrivati in ritardo di recuperare minuti preziosi per ripartire in orario. E non è solo il traffico passeggeri a tributare riconoscimenti a Malpensa: nel 2007 l’aeroporto è stato giudicato il migliore in Europa ed ha vinto il premio Air Cargo Award of Excellence per la qualità dei servizi cargo. L’hub lombardo inoltre è risultato il primo aeroporto in Italia per traffico merci con 471mila tonnellate di merci trasportate nel 2007, pari al 50% del totale di quelle che hanno viaggiato nel nostro Paese via aerea. Quali sono le ricadute sul territorio che genera un aeroporto come Malpensa? Della crescita di Malpensa ne beneficia tutto l’indotto. Nel 2006, come risulta dalla ricerca presentata dallo Studio Ambrosetti, infatti, il valore economico complessivo per il territorio, generato dal solo aeroporto di Malpensa, è stimato in circa 10 miliardi di euro. Lo studio evidenzia inoltre che un adeguato sviluppo di questo aeroporto come hub può portare a un incremento al 2020 del 2,5% del PIL del Nord Italia, mentre uno sviluppo di Malpensa con funzione di collegamento punto a punto riduce questo aumento all’1,2%. Sempre secondo lo studio Ambrosetti, in Italia 1 milione di passeggeri equivale a quasi 5000 posti di lavoro diretti e indotti. I principali aeroporti del Nord Italia con i loro 54,3 milioni di passeggeri supportano 270.000 posti di lavoro. È dunque<
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