SEZIONE: SICUREZZA E LEGALITA'
LEGALITA'

Il Codice dei contratti pubblici e i nuovi principi

11 Settembre 2026
 

Anci Lombardia, con la Provincia di Monza e della Brianza, partecipa al progetto “LegalitàComune - migliorare i controlli per l’integrità pubblica. Rafforzamento e Adeguamento dei Controlli Interni: azioni e strumenti per sviluppare sistemi di controllo integrati e sostenibili”, che offre attività gratuite a Comuni ed enti pubblici lombardi per rafforzare competenze, trasparenza e controllo nella gestione degli appalti, ed è finanziato da Regione Lombardia nell’ambito del PR FESR 2021–2027.
Per approfondire uno dei temi affrontati dal progetto abbiamo incontrato Fabiano Michelini, formatore coinvolto nelle attività di progetto ed esperto di programmazione, acquisizione di lavori, servizi, forniture e contrattualistica. Dal 2012 al 2020 – in seguito agli eventi sismici che hanno colpito l'Emilia - ha seguito l'acquisizione di lavori, beni e servizi nel contesto emergenziale del cratere sismico in una situazione di straordinaria complessità relativa alla ricostruzione. E’ stato Responsabile Servizio Appalti e Contratti e Responsabile di Centrale Unica di Committenza. Ha ricoperto il ruolo di esperto in contrattualistica pubblica presso Unità di Missione PNRR -Presidenza del Consiglio dei Ministri e presso ANCI ed attualmente è Dirigente di Stazione Unica Appaltante di una Unione di Comuni.

Il nuovo Codice dei contratti pubblici ha posto al centro principi come risultato, fiducia e accesso al mercato. In che modo questi principi cambiano concretamente il lavoro quotidiano delle stazioni appaltanti?
Il nuovo Codice introduce alcuni principi guida:
- Risultato: conta la capacità di raggiungere obiettivi concreti con tempi rapidi, nel migliore rapporto possibile tra qualità e prezzo e nel rispetto di legalità, trasparenza, concorrenza;
- Fiducia: maggiore autonomia e discrezionalità tecnica ai funzionari, superando la “paura della firma” e nei confronti degli operatori economici fiducia reciproca, leale collaborazione, buona fede.
- Accesso al mercato: favorire concorrenza e partecipazione delle PMI con requisiti proporzionati.
Le procedure vanno scelte in funzione dell’obiettivo concreto, non solo della soluzione più “prudente” ed il Responsabile Unico del Progetto deve motivare le scelte in chiave di efficacia e interesse pubblico.
Si valorizza, pertanto, la sostanza  e si punta all’importanza del confronto collaborativo con gli operatori economici.

Il RUP è diventato “responsabile unico del progetto”. È solo un cambio di nome o esprime una diversa idea di governo dell’intero ciclo dell’appalto?
La figura del RUP evolve in Responsabile Unico del Progetto: non solo un gestore di procedure ma coordinatore dell’intero ciclo dell’appalto, dalla programmazione all’esecuzione. Deve avere competenze tecniche, giuridiche, economiche e organizzative, con funzioni simili a quelle di un project manager pubblico.
Tra le responsabilità operative del RUP troviamo la scelta della procedura di affidamento; la definizione dei criteri di aggiudicazione; la verifica dei requisiti e gestione del soccorso istruttorio e il controllo su tempi, costi, qualità e modifiche contrattuali in fase esecutiva.
La figura del  Responsabile Unico del Progetto (RUP), è pertanto centrale nella programmazione, progettazione, affidamento ed esecuzione dei contratti pubblici ed è orientata al perseguimento dell'interesse pubblico e al raggiungimento degli obiettivi dell'amministrazione.

La qualificazione delle stazioni appaltanti viene spesso letta come un adempimento. Può invece diventare una leva per rafforzare competenze, organizzazione e qualità delle procedure?
Il tema della qualificazione delle stazioni appaltanti non un è un mero adempimento, ma una leva per rafforzare organizzazione e competenze interne. Gli elementi centrali sono la creazione di strutture organizzative stabili; la formazione continua; la digitalizzazione delle procedure; il monitoraggio delle performance e il miglioramento della qualità progettuale.
Il nuovo Codice richiede agli enti nuove sfide legate non solo al rispetto formale delle regole ma l’importante necessità di  competenze, organizzazione, capacità decisionale e responsabilità orientata ai risultati concreti per cittadini ed il territorio.

Nella fase di aggiudicazione, quali sono oggi i passaggi più delicati per tenere insieme efficienza, concorrenza e prevenzione dei rischi?
Nel nuovo quadro normativo delineato dal D.Lgs. 36/2023 e dal correttivo D.Lgs. 209/2024, la fase di aggiudicazione dei contratti pubblici è chiamata a conciliare tre esigenze fondamentali: efficienza, concorrenza e prevenzione dei rischi. Il principio guida è quello del risultato, che impone alle stazioni appaltanti di perseguire procedure rapide ed efficaci senza compromettere legalità e qualità.
Tra i passaggi più delicati emerge la valutazione del grave illecito professionale (art. 98), che attribuisce al RUP un ampio margine di discrezionalità nel giudicare l’affidabilità degli operatori economici. Una valutazione troppo severa può limitare la concorrenza e generare contenziosi, mentre una troppo permissiva può esporre l’amministrazione a rischi di inadempimento. Centrale è quindi una motivazione rigorosa e la corretta considerazione delle misure di self-cleaning adottate dall’impresa.
Altro nodo cruciale è la verifica dell’anomalia dell’offerta. Il ribasso economico non può compromettere la qualità delle prestazioni né la tutela del lavoro. 
Anche il soccorso istruttorio rappresenta un punto di equilibrio delicato: favorisce la massima partecipazione consentendo di sanare errori formali, ma non deve trasformarsi in uno strumento che alteri la par condicio tra concorrenti attraverso modifiche sostanziali delle offerte.
Infine, la digitalizzazione delle procedure e l’utilizzo del Fascicolo Virtuale dell’Operatore Economico (FVOE) hanno reso più efficienti le verifiche sui requisiti.
 
Tra criteri di aggiudicazione, verifica dei requisiti, cause di esclusione e soccorso istruttorio, dove si gioca davvero la capacità di una stazione appaltante di fare una buona gara?
La capacità di fare una buona gara si vede dalla capacità di programmare e  progettare il lavoro, servizio e fornitura.
Se però si vuole evidenziare anche un altro importante indicatore della capacità di una stazione appaltante di realizzare una “buona gara”, esso risiede soprattutto nella definizione dei criteri di aggiudicazione.
Verifica dei requisiti, cause di esclusione e soccorso istruttorio garantiscono la regolarità della procedura; i criteri di valutazione, invece, determinano la qualità del risultato. Attraverso una corretta costruzione dell’offerta economicamente più vantaggiosa secondo il criterio del miglior rapporto qualità/prezzo nelle varie procedure ove si indirizza questa scelta, la stazione appaltante traduce i bisogni pubblici in parametri misurabili, valorizza innovazione, sostenibilità e qualità e realizza concretamente il principio del risultato che ispira il nuovo Codice.
Le docenze che ho tenuto nell'ambito del percorso formativo organizzato da ANCI Lombardia si sono concentrate sull'approfondimento degli aspetti legislativi e tecnici, con particolare attenzione alla condivisione delle esperienze pratiche e delle problematiche quotidianamente affrontate dalle stazioni appaltanti. Fare una “buona gara” significa perseguire ed evidenziare anche l'importanza di politiche contrattuali orientate al raggiungimento degli obiettivi e dell'interesse pubblico, nel rispetto dei principi di integrità, etica, trasparenza e professionalità che devono caratterizzare l'azione delle stazioni appaltanti.

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