Un Museo della Plastica per mostrare quanto i prodotti monouso possano sopravvivere nell’ambiente ben oltre la durata di una vita umana.
Questa l'intuizione che ha portato ad aprire uno spazio espositivo all'interno del mercato di quartiere di via Rombon 34, in zona Lambrate a Milano.
L’iniziativa nasce con l’obiettivo di sensibilizzare cittadini, scuole e istituzioni sugli effetti dell’inquinamento da plastica e sulla persistenza dei prodotti monouso nell’ambiente, attraverso un’esposizione composta da reperti realmente recuperati lungo il Delta del Po.
Si tratta principalmente di flaconi, contenitori e oggetti in plastica monouso rimasti intrappolati per decenni nella vegetazione del fiume e riemersi in seguito a piene e mareggiate. Grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, molti prodotti sono stati identificati e datati: alcuni reperti risalgono addirittura agli anni ’50, come una coppa gelato in plastica, mentre molti altri sono riconducibili al periodo compreso tra gli anni ’70 e ’90. Nonostante siano rimasti nell’ambiente per svariati decenni, molti degli oggetti esposti risultano ancora oggi in condizioni quasi integre, a testimonianza concreta della straordinaria persistenza della plastica e il potenziale impatto sugli ecosistemi e sulla salute umana.
L’esposizione è promossa da Plastic Free Onlus, organizzazione di volontariato impegnata dal 2019 nel contrasto all’inquinamento da plastica - i cui volontari hanno recuperato i materiali in mostra -, in collaborazione con il Municipio 3 del Comune di Milano, Sogemi, società partecipata dal Comune di Milano che gestisce il Mercato Alimentare di Milano, e quindici mercati di quartiere della città.
Alla cerimonia di inaugurazione era presente Elena Grandi, Assessora all’Ambiente e Verde del Comune di Milano, che ha evidenziato il valore educativo e simbolico del progetto, considerando che "è particolarmente importante perché racconta come la plastica sia qualcosa che non si distrugge mai, che non deve essere dispersa, che non deve stare nei nostri mari, nei nostri fiumi e nei nostri suoli. Questa mostra raccoglie oggetti del passato e dimostra come la plastica, proprio perché indistruttibile, diventi rapidamente un reperto archeologico. Vedere nelle bacheche oggetti di 20, 30, 40 o 50 anni fa ancora intatti, recuperati in luoghi dove non avrebbero mai dovuto trovarsi, è un insegnamento per tutti a una maggiore attenzione verso il nostro pianeta e verso il luogo in cui abbiamo la fortuna di vivere e che dobbiamo curare meglio e di più”.
Accanto alla dimensione istituzionale, il Museo nasce soprattutto come strumento di educazione ambientale e di coinvolgimento delle nuove generazioni, come auspicato da Matteo Bignardi, referente regionale Lombardia di Plastic Free Onlus, che ha espresso la "speranza che questo spazio possa essere vissuto dai cittadini e, con la ripresa dell’anno scolastico, da tanti studenti che accompagneremo qui attraverso eventi dedicati. Vogliamo offrire ai giovani la possibilità di vedere dal vivo ciò di cui parliamo ogni giorno nelle scuole, trasformando questi reperti in uno strumento concreto di educazione ambientale. Il nostro impegno sarà quello di fare in modo che tanti ragazzi possano entrare in questi spazi e uscirne con una consapevolezza maggiore su questi temi”.
Il Museo della Plastica sarà visitabile in concomitanza con gli orari di apertura del mercato di via Rombon, e punta a diventare uno spazio permanente di divulgazione ambientale rivolto alla cittadinanza, alle scuole e alle nuove generazioni.