Sono interessanti i dati che l’ARAN (Agenzia per la rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni) ha pubblicato nel Rapporto semestrale sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti, elaborato sulla base dei dati disponibili al 16 aprile 2026 (slides).
Il Rapporto analizza l'evoluzione delle retribuzioni di fatto del comparto Funzioni centrali nel periodo 2021-2023 e fotografa la dinamica delle retribuzioni contrattuali nell’anno 2025 e sul decennio 2015-2025.
La retribuzione delle Funzioni centrali (2021-2023)
Il Rapporto dedica un’analisi approfondita alla dinamica retributiva di fatto del comparto Funzioni centrali nel periodo 2021-2023, basata sui dati del Conto annuale della Ragioneria Generale dello Stato, ed evidenzia che la crescita rilevata è stata del 13%, quasi il doppio di quanto stimabile a priori sulla base dei soli rinnovi contrattuali e degli adeguamenti noti.
Diversi sono i fattori che hanno determinato questa dinamica:
- CCNL 2019–2021: contributo del 3,3% (in linea con le attese);
- Indennità di vacanza contrattuale (IVC) standard e potenziata: +2,2%;
- Perequazione delle indennità di amministrazione (DPCM 2021): +3,6% per i Ministeri, analogo all’effetto del rinnovo CCNL;
- Carriera e turnover: +1,0% in media (con forte variabilità tra enti, da -3% a +5%);
- Produttività e risultato: +3,2% in media, con escursioni da 0% a 7%.
L’analisi evidenzia inoltre come le leve gestionali, carriera e produttività, presentino un rapporto di sostituibilità: gli enti che investono di più in progressioni di carriera tendono a destinare meno risorse alla produttività e viceversa.
ARAN segnala infine che la struttura delle retribuzioni risulta molto eterogenee: la quota di retribuzione fissa, infatti, oscilla tra il 60% e il 90% del totale a seconda dell’amministrazione.
Il consuntivo 2025 per le retribuzioni contrattuali
Soffermandoci sul 2025, invece, si nota che le retribuzioni contrattuali pubbliche sono cresciute del 3,1% per l’intero comparto, replicando il risultato del 2024. Per il personale non dirigente della Pubblica Amministrazione la crescita si attesta al 2,7%.
Se si considera il settore privato, il rapporto evidenzia che, in questo caso, l'aumento delle retribuzioni segna un aumento del 3,2%, trainato dall’agricoltura (5%), dall’industria (+3,4%) e dai servizi privati (+3%).
Il documento ARAN evidenzia inoltre che il dato della PA non registra ancora il pieno effetto di alcuni importanti rinnovi conclusi a dicembre 2025 e nei primi mesi del 2026, relativi al triennio 2022-2024 (Istruzione e Ricerca, Funzioni locali, Sanità). Registra invece la ripresa dell’erogazione della quota potenziata dell’IVC 2022-2024 da gennaio 2025 e la nuova IVC relativa al triennio 2025-2027, corrisposta in misura pari allo 0,6% del tabellare dall’aprile 2025 salita all’1% dal luglio 2025.
Passando ai diversi comparti, la crescita media annua 2025 è stata del 2,2%, con differenze tra le diverse situazioni: le Funzioni centrali guidano il risultato con +5,4%, grazie alla combinazione di IVC potenziata, rinnovo CCNL e secondo decreto di perequazione delle indennità di amministrazione. L’Istruzione e Ricerca segna +2,8%, mentre Sanità (+0,8%) e Funzioni locali (+0,6%) mostrano incrementi più contenuti, in attesa del pieno dispiegarsi dei rispettivi rinnovi.
Il confronto decennale 2015-2025 per le retribuzioni contrattuali
Per quanto riguarda il decennio 2015-2025, la crescita cumulata delle retribuzioni contrattuali del settore privato è stata del 16,2%, quella della PA non dirigente del 14,9%. Tra i comparti ARAN la crescita cumulata varia dal +17,7% delle Funzioni centrali al +13,4% di Funzioni locali e Istruzione e Ricerca, con Sanità al +15,7%.
ARAN segnala che il vantaggio delle Funzioni centrali è in parte attribuibile ai due decreti di perequazione delle indennità di amministrazione (DPCM 2021 e 2024), che hanno prodotto un effetto aggiuntivo di circa 2 punti percentuali rispetto agli altri comparti.