Sono stati presentati oggi nell’ambito di un convegno all’Università degli Studi di Milano i risultati del progetto MAYBE – Moving into Adulthood in uncertain times.
Il progetto - finanziato da Fondazione Cariplo, che si inserisce nell’ambito delle attività del laboratorio spsTREND del Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università Statale di Milano e realizzato con la collaborazione di AnciLab e IPSOS - indaga come i giovani lombardi affrontano oggi il passaggio alla vita adulta: spesso ostacolato da vincoli economici, culturali e istituzionali.
La ricerca si è concentrata sui giovani tra i 17 e i 25 anni e sull’“adultità emergente”, una fase intermedia tra adolescenza ed età adulta in cui i giovani sperimentano, esplorano identità e traiettorie di vita in assenza di responsabilità durature. Per realizzarla sono stati messi a punto una rilevazione a cui hanno partecipato 2700 studenti e studentesse di classe quinta in 81 scuole secondarie di secondo grado lombarde, cinque case study sulle politiche giovanili locali, delle interviste qualitative e alcuni laboratori territoriali.
Dai dati raccolti emerge che per essere adulti il 97% dei giovani intervistati ritiene fondamentale assumersi responsabilità e il 75% considera centrale l’autonomia economica; meno importanti risultano invece matrimonio (13%) e genitorialità (11%). Tuttavia, mentre i giovani collocano le principali tappe dell’autonomia tra i 25 e i 27 anni, i dati reali indicano che in Italia si lascia la casa dei genitori mediamente oltre i 30 anni e il lavoro stabile arriva più tardi rispetto alle aspettative.
È proprio in questo scarto che emergono con forza le disuguaglianze sociali e il ruolo decisivo territori e delle politiche locali.
L’adultità emergente si configura come una fase psicologica ampiamente condivisa – trasversale per genere, origine migratoria e percorso scolastico – ma non tutti hanno le stesse possibilità di viverla come spazio di esplorazione. Solo il 7,5% degli studenti ritiene di vivere in contesti che offrono contemporaneamente opportunità di tempo libero, lavoro e sostegno in caso di bisogno, mentre circa il 35% dichiara di non avere accesso ad alcuna di queste risorse. Un ulteriore 36% segnala la presenza di una sola opportunità, restituendo l’immagine di un quadro territoriale fortemente diseguale. Nei territori poveri di risorse, solo il 48% afferma che “tutto è ancora possibile”, contro il 64% di chi vive in contesti percepiti come youth-friendly. Analogamente, la quota di giovani che dichiara di poter “scoprire chi è veramente” o di potersi “concentrare su se stesso” sale fino a circa il 45% nei territori più ricchi di opportunità, mentre scende sotto il 30% in quelli percepiti come privi di risorse. L’esplorazione, dunque, non è negata, ma è socialmente e territorialmente stratificata.
I case study mostrano che la partecipazione a progetti locali e servizi per i giovani favorisce sperimentazione e autoefficacia, rendendo i giovani più fiduciosi nel futuro.
In sintesi, la ricerca sottolinea che le politiche locali rappresentano un “capitale territoriale” decisivo per ampliare le possibilità di autonomia, ridurre le disuguaglianze e rafforzare il benessere delle nuove generazioni.