Newsletter

Sono il 9,4% della popolazione italiana i cittadini stranieri residenti nel 2026 (1° gennaio), stimati in 5.559.527 persone.
Rispetto al 2025 l'aumento delle presenze è di circa 188.000 persone (età media 47 anni), in un quadro dove i cittadini italiani sono diminuiti di circa 189.000. Gli stranieri residenti over 65 sono 381.209, il 6,9% della popolazione straniera, contro il 3,7% dieci anni prima.
Sul territorio, il 58,1% dei cittadini stranieri risiede nel Nord, il 24,2% nel Centro e il 17,7% nel Mezzogiorno.
Da segnalare che, nel 2024, si sono registrate 217.448 acquisizioni di cittadinanza italiana, il 40% delle quali da persone nella fascia 0–20 anni.
Risulta evidente il contributo della presenza migrante alla tenuta demografica e alla forza lavoro, ma la stabilizzazione non è automatica. L’invecchiamento della popolazione straniera apre inoltre questioni di accesso alle cure,assistenza di lungo periodo, casa e regolarità del soggiorno.
Questi sono i dati che emergono dal “Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes” 2026, un documento che fornisce un quadro particolarmente interessante della presenza straniera nel nostro paese.
Nel presentare il rapporto, la Fondazione Migrantes, organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana, sottolinea come "le frontiere non si esauriscono una volta superati i confini geografici, ma si manifestano anche negli ostacoli che limitano l’accesso alla protezione, al riconoscimento giuridico, al lavoro regolare, a un reddito dignitoso, alla casa, all’istruzione, alla salute e alla partecipazione sociale. La sfida è trasformare il riconoscimento formale dei diritti in concrete opportunità di esercizio, autonomia e inclusione".
Interessanti le domande poste dal Rapporto, che riguardano le barriere che impediscono ai migranti di costruire in Italia un percorso di sicurezza, indipendenza e appartenenza, in merito alle quali il documento non solo fornisce risposte ma propone piste
di intervento e priorità d’azione per orientare politiche e pratiche verso un’inclusione effettiva e una piena cittadinanza sociale.
Lavoro e sfruttamento
I lavoratori stranieri rappresentano il 10,7% degli occupati in Italia, con un incremento più sostenuto degli italiani (+3,6% per i non comunitari e +0,5% per gli italiani). In particolare la loro occupazione si concentra nelle professioni non qualificate (29% contro l’8% degli italiani). Il divario retributivo medio tra nati in Italia e nati all’estero è indicato nel 10,6%, con punte del 19% nelle grandi imprese, inoltre, tra i contribuenti nati all’estero, oltre l’80% guadagna meno di 25.000 euro.
La popolazione straniera è maggiormente esposta alla povertà lavorativa e assoluta: nel 2025, tra gli utenti stranieri dei Centri di ascolto Caritas, i working poor sono stati il 29,4%, contro il 17,4% degli italiani.
Un dato interessante riguarda la qualità dell'occupazione, poiché il lavoro su piattaforma si attesta sempre più come nuova frontiera dello sfruttamento: sono riportate stime di circa 690.000 gig workers e oltre 2 milioni di persone reclutate tramite piattaforme, con segnalazioni di tutele fragili, isolamento e controllo algoritmico. Nel lavoro agricolo, invece, isolamento, intermediazione illecita e precarietà abitativa aumentano l’esposizione allo sfruttamento.
Infine una considerazione in merito alle truffe connesse al Decreto Flussi, che mostrano come ingressi formalmente regolari possono essere seguiti dalla scoperta che il lavoro promesso non esiste o non è disponibile, con rischi di indebitamento, dipendenza e
irregolarità.
Il Rapporto Migrantes, su questi temi, rileva come "il contributo economico dei lavoratori stranieri è sostanziale, ma non si traduce automaticamente in autonomia. Lavoro nero e grigio, formalità contrattuali minime, retribuzioni basse e discontinuità possono lasciare i diritti sulla carta. Le truffe del Decreto Flussi evidenziano la distanza possibile tra regolarità amministrativa e protezione effettiva", pertanto si evince come "i lavoratori stranieri danno un grande contributo all’economia, ma permangono grandi divari fino a sfruttamento e povertà, ovvero “danno molto al Paese e ricevono poco”.
Reddito, consumi, casa, finanza
Il reddito medio dichiarato dai contribuenti stranieri si aggira intorno ai 17.000 euro annui; il 60% del bilancio disponibile rimane assorbito dai bisogni essenziali (centrali le spese abitative), mentre le rimesse rappresenterebbero circa il 17%, il risparmio il 13%. Oltre un terzo dei cittadini non-UE vive in abitazioni sovraffollate, contro circa il 14% dei nazionali. In
Europa, circa il 23% dei cittadini non-UE vive in una casa di proprietà, contro il 74% dei cittadini nazionali.
Infanzia, scuola, giovani, università
Negli ultimi 20 anni, la quota di scuole italiane senza alunni con cittadinanza non italiana è scesa dal 43,1% al 15,5%. La presenza di studenti con background migratorio resta più elevata negli istituti professionali, pur essendo diminuita dal 42,6% al 26,7% in vent’anni. Il Rapporto sottolinea inoltre che persistono divari negli apprendimenti e un maggiore rischio di abbandono per gli studenti con background migratorio.
Infine, si segnala che, nel 2024/2025, gli studenti internazionali rappresentano il 5,4% degli iscritti universitari. Ostacoli amministrativi ed economici, inclusi i costi del permesso di soggiorno, della tutela sanitaria e alloggiativi scoraggiano la domanda e rendono difficile il percorso.
Giustizia
Al 31 dicembre 2025 gli stranieri rappresentavano il 31,7% della popolazione carceraria, in calo dal 2021. Alla consistenza del dato contribuisce la sovrarappresentazione degli stranieri anche tra persone in attesa di giudizio e un accesso meno frequente alle misure alternative.
Analisi e proposte
Sulla base di questi dati, Mons. Pierpaolo Felicolo (Direttore generale della Fondazione Migrantes) e Don Marco Pagniello (Direttore di Caritas Italiana), nella loro prefazione evidenziano, tra l'altro che "il confine non è soltanto uno spazio di divisione fisica e valoriale, ma anche di opportunità di vita. È tempo ormai di affrontarne i limiti con decisione e volontà risolutiva: troppe sono ancora le barriere nell’accesso alla scuola e agli alloggi, nelle possibilità occupazionali e di mantenere la regolarità del soggiorno, fino a quelle della segregazione più esplicita. Cogliamo, dunque, l’occasione di questa pubblicazione per evidenziarli e restituirli alla comunità civile e cristiana con il consueto sguardo propositivo, che vuole essere un invito anche ai decisori politici perché assumano queste evidenze e agiscano".
Inoltre, il Rapporto ricorda come "le migrazioni sono strutturali e contribuiscono alla demografia e all’economia; ma, da un lato, non facciamo arrivare le persone da noi in modo sicuro, trasparente, rispettoso dei loro diritti, nonostante viviamo un calo demografico spaventoso; dall’altro, una volta entrate nel Paese le lasciamo ancora alla frontiera, per via della disuguaglianza nell’accesso a opportunità e diritti".
Infine, vengono segnalati 10 impegni urgenti per una politica migratoria fondata su legalità, integrazione e partecipazione:
1. Rafforzare le vie legali e sicure di ingresso.
2. Prevedere un permesso di soggiorno “per radicamento sociale”.
3. Promuovere riconoscimento delle qualifiche, formazione continua e avanzamento professionale.
4. Finanziare adeguatamente il Fondo nazionale per le politiche migratorie.
5. Tutelare i minori stranieri e riconoscere il ruolo delle nuove generazioni.
6. Ripensare il sistema di welfare.
7. Puntare su una strategia nazionale contro razzismo e discriminazioni.
8. Valorizzare il protagonismo delle comunità migranti nella vita sociale e civile.
9. Sostenere il contributo delle comunità religiose dei migranti alla coesione sociale.
10. Fondare le politiche migratorie su dati, valutazione e responsabilità.