Il Rapporto Istat sulla povertà nel 2024 indica tre elementi che tracciano il quadro della situazione.
La povertà assoluta
In primo luogo c’è la povertà assoluta, in cui rientra, dice Istat, chi non è in grado di acquistare un insieme minimo di beni e servizi considerati essenziali per uno standard di vita accettabile. Va precisato che in questa categoria non esiste una soglia unica di povertà assoluta, ma si è di fronte a tantissime soglie che possono essere calcolate per ciascuna famiglia in base al numero e all’età dei componenti, alla regione di residenza e all’ampiezza del comune di residenza.
Secondo il Rapporto, nel 2024 il numero di famiglie in povertà assoluta è poco più di 2,2 milioni (8,4% sul totale delle famiglie residenti) e gli individui in povertà assoluta sono oltre 5,7 milioni (9,8% del totale dei residenti). L’incidenza delle famiglie in povertà assoluta si mantiene più alta nel Mezzogiorno (dove coinvolge oltre 886mila famiglie, 10,5%), seguita dal Nord-ovest (595mila famiglie, 8,1%) e dal Nord-est (quasi 395mila famiglie, 7,6%), mentre il Centro conferma i valori più bassi (349mila famiglie, 6,5%). D’altra parte, tra le famiglie assolutamente povere, il 39,8% risiede nel Mezzogiorno (38,7% nel 2023) e il 44,5% al Nord (45% nel 2023); il restante 15,7% risiede nel Centro (16,2% nel 2023).
A livello comunale, l’incidenza di povertà assoluta è più elevata (8,9%) comuni piccoli (fino a 50mila abitanti) non periferici delle aree metropolitane, seguono i comuni sopra i 50mila abitanti e i periferici delle aree metropolitane (8,0%) e, infine, i comuni centro di area metropolitana (7,8%). Tuttavia, nel Mezzogiorno e al Nord sono i comuni centro di area metropolitana a registrare i valori più elevati (rispettivamente 12,5% e 8,2%), mentre al Centro l’incidenza più elevata è quella nei comuni più piccoli non periferici delle aree metropolitane (7,9%).
La situazione è critica nelle famiglie numerose: raggiunge il 21,2% tra quelle con cinque e più componenti e l’11,2% tra quelle con quattro, per scendere all’8,6% tra le famiglie di tre componenti. Tra le coppie con tre o più figli, quasi una su cinque è in povertà assoluta (19,4%) e anche per le famiglie dove spesso coabitano più nuclei familiari o sono presenti membri aggregati, l’incidenza è superiore alla media (15,7%). In povertà assoluta più di una famiglia su 10 tra quelle monogenitore (11,8%).
Un dato particolare presente nel Rapporto ci dice che i due terzi delle famiglie povere (67%) sono famiglie di soli italiani (oltre 1 milione e 490mila, con un’incidenza pari al 6,2%) e solo il restante 33% è rappresentato da famiglie con stranieri (733mila), che nell’82% dei casi (600mila) sono famiglie composte esclusivamente da stranieri.
La povertà relativa
Altro elemento riguarda la povertà relativa, definita da Istat “un indicatore di disuguaglianza perché si verifica quando il livello dei consumi di una famiglia è pari o al di sotto di una determinata soglia”. Specifica il Rapporto: “viene definita povera una famiglia di due componenti che ha una spesa per consumi pari o inferiore alla spesa media per consumi pro-capite che è unica a livello nazionale, ma la soglia cambia di anno in anno dal momento che cambia la spesa media dei consumi pro-capite”.
In quest’area, Istat stima in oltre 2,8 milioni di famiglie in condizioni di povertà relativa (l’incidenza è pari al 10,9%), per un totale di oltre 8,7 milioni di individui (14,9%).
Nel Nord, l’incidenza di povertà relativa familiare è pari al 6,6%, con valori più elevati nel Nord-ovest (7,3%) rispetto al Nord-est (5,6%); nel Centro si attesta al 6,5%, mentre nel Mezzogiorno il valore dell’incidenza si attesta al 20,0%, nettamente superiore a quello delle altre ripartizioni. Su scala regionale Puglia (24,3%), Calabria (23,5%) e Campania (20,8%) sono le regioni che registrano valori più elevati dell’incidenza familiare, mentre Valle d’Aosta/Vallée d'Aoste (4,1%), Trentino-Alto Adige (4,7%), Veneto (5,2%) e Toscana (5,3%) presentano i valori più bassi.
A livello comunale i comuni più piccoli fino a 50mila abitanti (non periferia di area metropolitana) quelli che mostrano il valore più marcato e pari al 12,2%; nel Mezzogiorno, anche i comuni centro di area metropolitana presentano valori di incidenza elevati (20,8% per i comuni più piccoli e 20,9% per quelli centro di area metropolitana).
Le famiglie in cui sono presenti minori sono quelle che più rientrano in questa categoria.
L’incidenza della povertà relativa cresce in relazione all’aumentare del numero dei componenti della famiglia; nel 2024, per quelle monocomponente si attesta al 4,3% e cresce fino ad arrivare al 33,7% per le famiglie più numerose (di cinque componenti e oltre). In particolare, mostrano i valori più elevati le famiglie con tre o più figli minori, per le quali l’incidenza di povertà relativa è oltre tre volte superiore alla media nazionale (39,2% contro 10,9%); anche le coppie con tre o più figli presentano valori dell’incidenza elevati (31,8%), con il valore massimo nel Mezzogiorno (39,6%). Si ravvisano segnali di disagio anche per le famiglie di “altra tipologia” (23,5%); nel Mezzogiorno l’incidenza per tale gruppo arriva al 35,0%.
L’intensità della povertà
Questa misura definisce in termini percentuali quanto la spesa mensile delle famiglie povere sia mediamente al di sotto della linea di povertà. Ovvero quanto sono poveri i poveri. Questo indicatore si può calcolare sia per la povertà relativa sia per quella assoluta. “Guardando l’indicatore riusciamo a capire la gravità della povertà, poiché più si è distanti dalla soglia, minore è la spesa a nostra disposizione per l’acquisto di beni e servizi essenziali”.
Nel caso della povertà assoluta, a livello nazionale, la spesa delle famiglie povere lo nel 2024 è stata mediamente del 18,4% al di sotto della linea di povertà. A livello territoriale, nel Nord si arriva al 18,5%, con valori pari al 19,1% nel Nord-ovest e 17,6% nel Nord-est. Stessa percentuale nel Mezzogiorno, mentre il Centro si assesta sul 18%.
Anche in questo caso incide la composizione della famiglia: nelle famiglie in povertà assoluta dove sono presenti minori l’intensità è pari al 21%; per le famiglie dove sono presenti stranieri è pari a 21,4%; nelle famiglie di soli stranieri è pari a 21,7%, mentre in quelle di soli italiani è pari al 16,9%.
(SM)