SEZIONE: SICUREZZA E LEGALITA' - WELFARE E POLITICHE GIOVANILI
Comuni

Sicurezza: i Sindaci 'disobbedienti" e la soluzione auspicata dall'Anci

3 Gennaio 2019
 

Scoppia il caso "Sindaci disobbedienti", guidato dal primo cittadino di Palermo Leoluca Orlando che ha deciso di 'sospendere' gli effetti del Decreto sicurezza, ordinando ai dirigenti dell'anagrafe di continuare a iscrivere nel registro dei residenti i migranti con regolare permesso di soggiorno.
Il "fronte amico" di Orlando annovera tra le sue file diversi colleghi, come Dario Nardella di Firenze, il sindaco di Parma Federico Pizzarotti e quello di Napoli Luigi De Magistris.
Orlando precisa che la sua decisione non è "disobbedienza civile né obiezione di coscienza, ma la semplice applicazione dei diritti costituzionali che sono garantiti a tutti coloro che vivono nel nostro paese". E incalza: "siamo di fronte a un problema non solo ideologico ma giuridico, non si possono togliere diritti a cittadini che sono in regola con la legge, solo per spacciare per sicurezza un intervento che puzza molto di razziale" ed "è disumano, perché eliminando la protezione umanitaria trasforma il legale in illegale".

I Sindaci che contestano i contestatori
Tra gli amministratori locali però si fa avanti una spaccatura, come si percepisce dalle parole del Sindaco di Ascoli, Guido Castelli, per il quale "il decreto sicurezza, in materia di immigrazione, contiene norme condivisibili e ampiamente attese da moltissimi sindaci italiani". Su queste posizioni si dichiarano Alessandro Canelli di Novara, il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, il collega udinese Pietro Fontanini e il primo cittadino di Verona Federico Sboarina.

Le reazioni del Governo
Dal canto suo il Ministro dell'interno Matteo Salvini, "padre" del provvedimento, affida a un post su Facebook il suo pensiero: "Orlando vuoi disobbedire? Disobbedisci, non vi mando l'esercito", evidenziando però che "i sindaci ne risponderanno legalmente".
Anche il ministro per la Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno, fa sentire la sua voce su Twitter, ricordando che "le leggi, piacciano o meno, vanno applicate. Non può esistere il 'fai da te': questo elementare principio non può essere ignorato". 

L'azione dell'Anci
In una partita così complessa è intervenuto il Presidente dell'Anci Antonio Decaro, per il quale "è evidente, a questo punto, l'esigenza di istituire un tavolo di confronto in sede ministeriale per definire le modalità di attuazione e i necessari correttivi a una norma che così com'è non tutela i diritti delle persone. Noi sindaci l’avevamo detto prima che il decreto fosse convertito in legge attraverso la posizione della commissione immigrazione dell’Anci che all’unanimità, indipendentemente dall’appartenenza politica dei singoli componenti, si era espressa negativamente sul provvedimento, ritenendo che i diritti umani non siano negoziabili”.
La decisione di istituire un tavolo di confronto è stata salutata positivamente da Virginio Brivio, Presidente di Anci Lombardia, che ha ribadito come "l’opposizione ai contenuti di un provvedimento normativo può avvenire per via giuridica e non tramite la trasgressione degli obblighi di legge. Come Anci Lombardia parteciperemo alla imminente riunione della commissione nazionale Anci sull’immigrazione, che rappresenta il luogo appropriato dove valutare le conseguenze concrete del decreto e per condividere una linea comune tra tutti i sindaci da presentare al tavolo di confronto in sede ministeriale proposto dal Presidente Decaro, dove auspichiamo che la vicenda possa trovare una soluzione”. (LS)

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