SEZIONE: SICUREZZA E LEGALITA'
PROPOSTE

Il lavoro dei profughi? Obbligatorio

23 Novembre 2016
 

Rendere obbligatorio, e non più volontario com’è oggi, il lavoro dei profughi ospitati nei diversi Comuni. È una delle richieste avanzate da Anci Veneto al Ministero dell’Interno, nate - si spiega in una nota - a fronte della scarsa reattività dimostrata dal territorio in materia di accoglienza diffusa, con appena 641 posti allocati, secondo l’ultimo rapporto sulla Protezione internazionale in Italia 2016.


Gli interventi correttivi richiesti
Il presidente di Anci Veneto Maria Rosa Pavanello ha precisato: "Chiediamo tempi rapidi per le risposte sulle richieste di asilo, risorse certe, rispetto delle quote stabilite e lavoro obbligatorio gratuito per i migranti. Quest’ultima sollecitazione è scattata a fronte delle esperienze maturate in molti centri veneti che hanno firmato con le prefetture protocolli per impiegare i migranti in lavori socialmente utili; ma i risultati non sempre sono stati quelli attesi, e i profughi hanno rifiutato il lavoro". Secondo Francesco Lunghi, vicepresidente Anci e sindaco di Monselice, il rifiuto è un problema diffuso: "I migranti che si sono resi veramente disponibili sono pochi, il resto non accetta di svolgere attività non pagate. Abbiamo chiesto pertanto l’obbligatorietà del lavoro, almeno 10-15 ore settimanali". Anche tra i 15 Comuni del padovano che hanno aderito a questi protocolli (Due Carrare, Baone, Battaglia Terme, Este, Torreglia, Rubano, Stanghella, Monselice, Villa Estense, Bagnoli, Vigonza, Montagnana, Tribano, Ponso), i risultati non sono sempre stati quelli sperati.

 

Impiegati nella pulizia di parchi e cestini, assistenza anziani, giardinaggio
Il Mattino di Padova racconta l'esperienza di Torreglia: "Solo una piccola parte dei 37 migranti ha dato la propria disponibilità, sette o otto in tutto - spiega il sindaco Filippo Legnaro - e dopo le prime volte non si sono più presentati. Non andare al lavoro era un modo di protestare contro i tempi lunghi delle risposte da parte delle Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale". Grazie a un accordo con la cooperativa appaltante, il Sindaco ha riproposto la formula di pulizia dei parchi e dei cestini, puntando sugli stranieri appena arrivati, anziché su quelli presenti nel territorio da tempo. Il progetto dovrebbe ripartire a giorni. A Battaglia Terme, invece, il sindaco Massimo Momolo ha impegnato per sei mesi quattro profughi nella raccolta foglie e nella pulizia dei marciapiedi. Le esperienze sono diverse: a Ponso le profughe accompagnano i bimbi a scuola, a Dolo gli stranieri sono stati impiegati per aiutare le persone anziane e per la pulizia dei parchi; nel Trevigiano per la pulizia del Sile; a Fiesso per il giardinaggio.
 

Al momento, da Roma, non è arrivato alcun riscontro.

 

(VV)

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