SEZIONE: TECNOLOGIA E INNOVAZIONE

Dialogo tra Amministrazioni

14 Gennaio 2011
 
Ogni anno a Las Vegas, proprio all’inizio di gennaio, si tiene una fra le più grandi manifestazioni internazionali dedicate all’elettronica, il Consumer Electronics Show. Nell’edizione del 2000, intervenne Bill Gates annunciando l’avvento del decennio digitale, un periodo che secondo il grande Bill avrebbe cambiato il mondo. Siamo alla fine del decennio e in effetti il digitale, inteso nel senso più ampio, ha assunto un ruolo importante nella vita quotidiana. L’informazione digitale è sempre più presente e gli strumenti su cui corre sono cresciuti, così come si sono moltiplicate le fonti, i database. Sono così numerose le fonti da cui scaturiscono le notizie e sono così tanti i fruitori che non c’è poi da stupirsi se un soldato o un giovane hacker riescono a trafugare documenti “scottanti” che fanno in poco tempo il giro del mondo. Eppure, in questo decennio digitale sono stati sviluppati sistemi di sicurezza dei dati straordinari. Nonostante tutto i buchi (o i bachi) ci sono e possono capitare sia la fuga di notizie sia la mancanza di questo o quel dato. Che sia una questione di dialogo tra le diverse banche dati? Senza scomodare Bill Gates, come è possibile che il signor Qualsiasi sia registrato al PRA come possessore di una fuoriserie, non risulti residente nel Comune in cui abiti e per l’erario sia nullatenente? Eppure ogni amministrazione che si occupa dei diversi registri ha una banca dati testata e ben funzionante, ma che non si interfaccia con le altre. Insomma, non dialogano, a volte nemmeno nell’ambito della stessa amministrazione. Capita così che il signore citato chieda un permesso per ampliare la sua attività, per esempio di ristoratore, e la chieda al Comune dove non risiede e riceve un qualche sussidio per indigenza.. Esageriamo? Non molto. Comunque, al di là dell’aspetto etico, situazione come queste significano perdite consistenti, economiche, per il Comune, di efficienza e produttività dei vari settori e più in generale di immagine. Vittorio Valtolina, responsabile dell’ufficio tributi del Comune di Monza, nel presentare le possibilità offerte dal sistema GIT (Gestione intersettoriale del territorio) non lesina esempi come quelli citati. “Se ne possono fare tanti. Per esempio, per condurre accertamenti siamo partiti dal dato abitativo, prendendo in considerazione abitazioni di ampia metratura, oltre i 300 mq. Abbiamo scoperto, incrociando i dati con il catasto, che molte fra queste abitazione, in genere catalogate come A1, risultavano A2 o A3. Per queste è lo Stato che ripiana l’ICI, mentre per le A1 l’onere tocca al contribuente, con le conseguenze che si possono immaginare. L’importanza del progetto GIT risiede proprio in questo: favorire il dialogo fra le diverse banche dati“. Il quadro che Valtolina prospetta non appare diverso da altri “con la differenza che da noi è operativo e soprattutto che al GIT stanno lavorando direttamente i Comuni. Per esempio, abbiamo sviluppato nel nostro polo, di cui Monza è capofila, il fascicolo del contribuente, che presto verrà messo a disposizione del cittadino stesso. Potrà entrarvi utilizzando la carta di identità elettronica o la CRS, fare le verifiche che lo riguardano e altro ancora”. Il GIT, inoltre, ha dato un’accelerata al riordino dell’organizzazione interna. “Adottando il sistema, il coordinamento tra i vari settori deve essere più stretto ed è quello che stiamo facendo, anche all’interno della medesima struttura. Nel caso dell’ufficio tributi abbiamo sviluppato incontri formativi per far conoscere a tutti le diverse attività. In generale, è necessario un ripensamento organizzativo e il GIT è stata l’occasione per farlo”. Viene da obiettare che Monza è tuttavia un Comune ben attrezzato, sia tecnologicamente che in materia di risorse umane. Ma gli altri? E i piccoli Comuni? Il problema appare sempre il medesimo. Sistemi come il GIT richiedono l’acquisizione di un server, il back office, la formazione delle persone, tutte operazioni costose che si possono fronteggiare solo aggregandosi. “Certo” conferma Valtolina “e poi si può coinvolgere la Provincia, come abbiamo fatto noi. L’ente provinciale ha acquistato le macchine e le ha messe a disposizione del polo dietro il pagamento di un canone equo”. Resta un dubbio. Sono molti in questo periodo i sistemi che vengono sviluppati per consentire il dialogo fra le banche dati, ma questi sistemi dialogheranno tra loro? “Devono farlo. Ne trae vantaggio l’azione amministrativa di ogni ente con ricadute positive economiche e sociali”. Che si sia aperto il decennio del dialogo digitale?
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