Kontinental '25: il funzionario di Stato e la legge "ingiusta"
26 Giugno 2026
Un uomo senza casa e senza denaro, Jon, litiga con un cane robot per strada, i passanti si preoccupano del robot e non del senzatetto.
Poco dopo, l'uomo si suicida perché la polizia è arrivata nello spazio da lui occupato per farlo sgomberare. Orsolya, l'ufficiale giudiziario che ha seguito il caso, inizia a interrogarsi sulle sue responsabilità in merito all'accaduto.
Comincia così Kontinental '25, film del regista rumeno Radu Jude, premiato con l'Orso d'argento per la miglior sceneggiatura al 75° Festival di Berlino, nei cinema italiani dal 25 giugno (online le sale dove è disponibile).
Che colpa ha il funzionario di Stato mentre applica una legge "ingiusta"?
Quanto è vera la solidarietà che si esprime con offerte ed elargizioni ma sta lontana dal bisognoso per strada?
Come si riconquista la libertà affettiva ed emotiva se si devono rispettare ruoli e regole legati ai rapporti famigliari, personali e istituzionali?
Queste sono alcune delle domande poste allo spettatore e, soprattutto, ai protagonisti della storia, non dimenticando di avanzare risposte, dal taglio caustico e satrico, che non portano consolazione.
Gli interrogativi ruotano attorno a Orsolya, che per trovar pace al suo disagio di sentirsi complice del suicidio di Jon chiede aiuto a diverse figure: al prete che cerca soluzioni prefabbricate nelle pagine della Bibbia; alle amiche che rispondono con rassicurazioni scontate; alla legge che la assolve; a un suo ex studente che le regala una surreale e divertente notte di alcol e sesso.
Nell'impossibilità di trovare di pace, rimane il disallineamento tra quanto determinato dalla legge che vuole liberare uno spazio occupato abusivamente, e la pietà umana che suggerisce maggiore comprensione.
Un'asimmetria portata sullo schermo dai fotogrammi immobili di Radu Jude, che mostra scorci bellissimi e opulenti di Cluj-Napoca, secondo centro della Romania nell'area metropolitana di Bucarest dove è ambientato il film, alternati a scene che richiamano le difficoltà a cui era condannato Jon.
Un film non immediato e impegnativo, dilatato nella narrazione e capace di regalare anche sorrisi, ma che stimola a prendere posizione di fronte alla realtà.
Infine, notevole l'omaggio a Europa '51 di Roberto Rossellini, nel quale Ingrid Bergman affrontava interrogativi simili a quelli di Orsolya, in un percorso narrativo esaltato da un bianco e nero di intensa e rara poesia.
(LS)