Nel Nord Italia la genitorialità è ostacolata non solo da fattori economici, ma da un insieme di condizioni materiali, organizzative e territoriali che rendono la scelta di avere figli un "progetto ad alta intensità di risorse".
A dirlo sono le conclusioni a cui è pervenuta l'Indagine Genitorialità e Infanzia promossa da Fondazione Cariplo, nell'ambito della Sfida di Mandato "Anita - L'infanzia prima". Lo studio – pubblicato nella collana “Quaderni Fondazione Cariplo” – ha coinvolto circa 1.700 cittadini e cittadine in età fertile (18-49 anni) residenti nel territorio di riferimento della Fondazione Cariplo (Lombardia e province piemontesi di Novara e Verbano-Cusio-Ossola) e nelle province limitrofe, analizzando percezioni, priorità e ostacoli alla genitorialità: dall’accompagnamento nel post-partum all'accesso ai servizi educativi e culturali fino alla rappresentazione dell'infanzia sui media.
Nel territorio della Fondazione Cariplo il quadro che emerge è chiaro: il calo della natalità va letto come un fenomeno sistemico, che non dipende da scelte individuali isolate, ma riflette il funzionamento complessivo dell'ecosistema di supporto alla prima infanzia. Tra i principali disincentivi alla scelta di avere figli c’è la mancanza di sicurezza economica (90,8%), seguito dall'incertezza sul futuro (87,4%), dai problemi legati al lavoro (85,7%) e dalla situazione abitativa inadeguata (81,5%). Il dato più significativo è lo scarto sistematico tra importanza riconosciuta ai servizi e accesso reale: ciò che manca non è solo l'offerta, ma la possibilità concreta di fruirne.
Lombardia e Piemonte: i servizi ci sono, ma costano troppo
Nel territorio della Fondazione Cariplo – caratterizzato da ricchezza superiore alla media nazionale e da ampia disponibilità di servizi – le famiglie incontrano difficoltà di accesso alle opportunità presenti sui territori: sebbene il 92% degli intervistati ritiene fondamentale disporre di servizi educativi 0-3 anni, si riscontra che 4 famiglie su 10 non li hanno mai utilizzati. Inoltre, il 42% dei rispondenti si affida al privato, e si evidenzia che il problema non è solo il costo diretto poiché sono i costi cumulativi a pesare: rette, trasporti, attività extra. A questo si aggiungono liste d'attesa, orari incompatibili con il lavoro, tempi di spostamento elevati e una generale complessità organizzativa che scoraggia anche le famiglie con redditi medi.
La rappresentazione mediatica: lontana dalla realtà
Il racconto della genitorialità sui media è ritenuto adeguato e rispettoso solo dal 54,1% degli intervistati. La narrazione dell'infanzia e della cura appare spesso idealizzata o allarmistica, lontana dalla complessità quotidiana. Il lavoro di cura – fatto di tempo, fatica e responsabilità – resta sullo sfondo, contribuendo a rendere le difficoltà un problema vissuto come privato, più che come una questione collettiva. I mezzi più credibili risultano TV (62,6%) e cinema (61,7%).
Servizi accessibili e attivati gli attori territoriali
I risultati dell'indagine indicano che favorire la genitorialità richiede politiche integrate: non basta aumentare l'offerta di servizi, serve renderli realmente accessibili, accompagnare le famiglie nei momenti chiave e ridurre le disuguaglianze territoriali. I servizi socio-sanitari ed educativi, le attività culturali e le rappresentazioni mediatiche dell’infanzia sono ambiti che incidono sulla qualità dell’esperienza genitoriale, sulla riduzione dell’isolamento e sulla costruzione di un clima socio culturale più favorevole alla genitorialità, contribuendo a legittimare il bisogno di supporto e a rendere visibile il lavoro di cura.
L'indagine "Genitorialità e Infanzia – Accesso ai servizi educativi e culturali e rappresentazione dell'infanzia sui media" è scaricabile gratuitamente su www.fondazionecariplo.it/ricerche