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Nelle campagne diminuiscono gli uccelli

13 Febbraio 2026
 

E' a dir poco drammatico lo scenario disegnato dall’ultimo monitoraggio effettuato dalla Lipu nell’ambito del progetto del Farmland Bird Index (l’indicatore che descrive l’andamento delle popolazioni degli uccelli delle aree agricole italiane, finanziato dal ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste nell’ambito della Rete nazionale della Pac): il calo degli uccelli selvatici che vivono e si riproducono negli ambienti agricoli italiani segna infatti un decremento del 33% sul territorio nazionale, toccando la cifra di -50% nelle pianure alluvionali.

Nel 2025, tra le 28 specie tipiche degli agroecositemi utilizzate per il calcolo dell’indicatore, il 71% presenta un declino significativo, come il torcicollo, che negli ultimi 26 anni ha perso oltre tre quarti della sua popolazione (-76%).  Altrettanto significativi i cali del calandro (-73%) e del saltimpalo (-71%), che si accompagnano a quelli della allodola, dell’averla piccola, della passera mattugia e della passera d’Italia.
Il report evidenzia inoltre che lo spazio più compromesso dal calo degli uccelli selvatici è quello di pianura (-50%), confermando che si tratta di un ambiente necessitante di un serio intervento di ripristino ambientale. 
La relazione della Lipu definisce, inoltre, un ambiente agricolo caratterizzato da pressioni sia sulle specie più rare che su quelle un tempo comuni, dove si registra la scomparsa degli elementi naturali, come siepi e filari, e dove non diminuisce l’utilizzo di pesticidi e fertilizzanti. A tutto questo si devono aggiungere le conseguenze della cultura intensiva, che portano alla banalizzazione del paesaggio, e che si progressivamente diffondendo anche nelle zone collinari e pedemontane dove, negli ultimi anni, gli indici risultano in discesa più rapida.

Il quadro lombardo
Accanto al report nazionale, Lipu ha diffuso anche una relazione sulla situazione della Lombardia, che registra per il 2025 un peggioramento degli indici, che evidenziano sul lungo periodo un significativo e inequivocabile declino.
Il numero di specie in diminuzione rimane molto elevato e invariato rispetto al 2024, anno nel quale ha raggiunto il valore più alto dell’intera serie storica. Da due anni, infatti, le specie in declino sono 16, numero che corrisponde al 72,7% di quelle utilizzate per il calcolo del Farmland Bird Index regionale.
Le specie in “declino forte” sono rimaste allodola, saltimpalo e cardellino: uccelli legati a spazi aperti di diverso tipo, che beneficiano della presenza di aree a prato, pascolo o di incolti. Queste specie hanno fatto registrare una perdita media di valore dell’indice di popolazione superiore addirittura all’85%.
Per le 13 specie in “declino moderato” la situazione non è molto migliore. 
Infine, si deve segnalare che esistono alcune specie in incremento, salite a quattro con l’aggiunta del gheppio che ha raggiunto piccione domestico, gruccione e gazza.

I dati del Farmland bird index 2025 sono disponibili online.

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