SEZIONE: TECNOLOGIA E INNOVAZIONE
L'Esperto

Una fine d’anno digitale, fra scadenze, novità e lavori in corso

15 Dicembre 2017
 

di Maurizio Piazza, Esperto ICT ANCI Lombardia


 

Oltre alle scadenze e alle chiusure amministrative “ordinarie” di fine anno, le Pubbliche Amministrazioni si trovano a rispondere ad “altre scadenze”, relative ai sistemi e ai servizi ICT, di particolare rilievo per l’attuazione del percorso di innovazione tecnologica che articola fra amministrazione e cittadinanza digitale.  Come vedremo ci sono anche alcune “novità” (peraltro ampiamente attese) che si concentrano in questa fine 2017, ma che vedranno attuazione nei prossimi tempi e avranno un importante impatto sul sistema della pubblica amministrazione nei prossimi anni.
 

Scadenze (e lavori in corso)

Le Misure minime di sicurezza ICT, così come previste dalla Circolare AgID n. 1/2017 del 17 marzo scorso, sono sicuramente un obiettivo importante, oltre che un obbligo da osservare entro il 31 dicembre, per migliorare e consolidare l’impianto del sistema informativo e dei servizi digitali della Pubblica Amministrazione e in particolare di quella locale spesso alle prese con risorse limitate e, specialmente nei piccoli Comuni, con scarse competenze interne.
 

L’adesione a PagoPA e l’attivazione dei pagamenti online sono altri obiettivi (e obblighi) di fine anno. Infatti, il Piano Triennale per l’informatica nella Pubblica Amministrazione 2017-2019 stabilisce che: “Le Amministrazioni che entro giugno 2017 non hanno ancora completato l’adesione a pagoPA, dovranno adottare, in logica di sussidiarietà, le soluzioni già disponibili attuate dalle altre amministrazioni quali, ad esempio, piattaforme di regioni o di altre amministrazioni, che si propongono con il ruolo di intermediario previsto dal sistema”. Inoltre, al paragrafo 12.4, precisa che: “Entro dicembre, le amministrazioni dovranno completare l’adesione al sistema pagoPA per tutti i servizi che prevedono il pagamento dei dovuti da parte del cittadino e delle imprese, secondo le regole stabilite da AgID”.
 

Per supportare quanto determinato dal Piano e in logica di sussidiarietà, Regione Lombardia ha reso disponibile gratuitamente i servizi MyPay per i pagamenti elettronici degli Enti Locali lombardi.
 

Altri obiettivi (e quindi obblighi) incombono e vedono attualmente impegnate le amministrazioni locali. Per esempio, l’attivazione dell’accesso tramite l’identità digitale SPID ai servizi online (da completarsi entro fine marzo 2018) o, anche se non limitate ai sistemi ICT, le attività per attuare gli adempimenti previsti dall’entrata in vigore del Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali il 25 maggio 2018 (nomina del Responsabile per la protezione dei dati, Registro dei trattamenti, Valutazione d'impatto della protezione dei dati ecc.).
 

Sempre in attuazione del principio di sussidiarietà richiamato dal Piano Triennale, Regione Lombardia ha reso disponibile il servizio GEL (Gateway Enti Locali) per attivare l’identità digitale SPID nei servizi online degli Enti lombardi che richiedono identificazione informatica.

 

Novità (e lavori in corso)

La prima novità è l’esame definitivo da parte del Consiglio dei Ministri dell’11 dicembre, del Decreto Legislativo contenente “Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 26 agosto 2016, n. 179, recante modifiche e integrazioni al Codice dell’amministrazione digitale di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n 82, ai sensi dell’articolo 1 della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”. Il testo (al momento della stesura del presente articolo) non è ancora stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, ma già molti commentatori hanno messo in evidenza alcuni contenuti (di forte impatto comunicativo il “domicilio digitale” e il “difensore civico digitale”).
 

Attenendoci all’ufficialità, il comunicato stampa del CdM così sintetizza le linee portanti del nuovo intervento legislativo:
 

a. proseguire nell’opera di razionalizzazione delle disposizioni contenute nel Codice dell’amministrazione digitale e di deregolamentazione già avviata con il precedente intervento;

b. rafforzare la natura di “carta di cittadinanza digitale” della prima parte del Codice, concentrando in essa le disposizioni che attribuiscono a cittadini e imprese il diritto a un’identità e a un domicilio digitale, quello alla fruizione di servizi pubblici online in maniera semplice e mobile-oriented, quello a partecipare effettivamente al procedimento amministrativo per via elettronica e quello a eseguire pagamenti online;

c. promuovere integrazione e interoperabilità tra i servizi pubblici erogati dalle diverse amministrazioni;

d. garantire maggiore certezza giuridica in materia di formazione, gestione e conservazione dei documenti digitali;

e. rafforzare l’applicabilità dei diritti di cittadinanza digitale e accrescere il livello di qualità dei servizi pubblici e fiduciari in digitale;

f. promuovere un processo di valorizzazione del patrimonio informativo pubblico e garantire un utilizzo più efficace dei dati pubblici attraverso moderne soluzioni di data analysis.
 

A complemento, rimandiamo alla lettura di un significativo articolo pubblicato sul sito del Team-per la Trasformazione Digitale, a firma Guido Scorza e Diego Piacentini, dal titolo “Codice dell’Amministrazione Digitale: le promesse mantenute e quelle mancate” che mette in evidenza “cosa cambia con il decreto correttivo al CAD approvato dal Consiglio dei Ministri”.
 

La seconda novità (se così si può chiamare) cui porre particolare attenzione è il passaggio al “nuovo modello di interoperabilità” che tutte le pubbliche amministrazioni dovranno adottare. Infatti, “il Piano Triennale per l'Informatica nella Pubblica Amministrazione 2017-2019, approvato dal Presidente del Consiglio in data 31 maggio 2017, introduce un nuovo Modello di interoperabilità, per l’interscambio applicativo fra sistemi informatici delle pubbliche amministrazioni, che supera il modello precedente, il Sistema pubblico di cooperazione anche noto come SPCoop, la cui definizione risaliva all’ottobre 2005 a cura del CNIPA (oggi AgID)”.
 

Il nuovo modello di interoperabilità verrà definito con apposite linee guida la cui emissione è prevista dal Piano Triennale entro dicembre 2017.
 

Anche se verranno rispettati i tempi, sarà comunque necessario “un periodo transitorio per il passaggio da vecchio al nuovo modello che vedrà inevitabilmente una coesistenza dei due sistemi e quindi la necessità di definirne le regole operative”. A tal fine AgID ha emanato il 21 luglio 2017, con la Determinazione n. 219/2017, le “Linee guida per transitare al nuovo modello di interoperabilità”.
 

La Determinazione prende in esame i differenti aspetti dell’interoperabilità prevista dal Sistema pubblico di cooperazione, evidenziando, per esempio, il superamento dell’identità digitale federata (GFID), “a seguito dell’entrata in vigore dell’art. 64 comma 2- bis (e seguenti) del Codice dell'amministrazione digitale”. La nuova impostazione prevede, infatti, un “unico dominio di federazione in ambito nazionale”, denominato Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID), che rappresenta “l’infrastruttura unica di identità digitale finalizzata all’erogazione dei servizi online delle pubbliche amministrazioni”.
 

In particolare, il provvedimento pone l’accento sul superamento dell’attuale modello di cooperazione applicativa. Per citare la Determinazione AgID “stante le prescrizioni del nuovo Codice dell'amministrazione digitale, la qualificazione e l'accesso tramite Porta di Dominio è da considerarsi ad oggi una soluzione da non implementare ulteriormente”. E più avanti chiarisce che “a partire dal 31-12-2017, AgID non eseguirà più l'erogazione di certificati per le Porte di Dominio esistenti. Da quel momento la manutenzione delle Porte esistenti, con la sostituzione dei certificati scaduti, sarà a carico delle singole Amministrazioni le quali dovranno dotarsi di certificati erogati da fornitori privati e curare la distribuzione di tali certificati coordinandosi con le Amministrazioni con le quali hanno in essere meccanismi di cooperazione applicativa”.
 

Sotto il profilo tecnico e operativo “si prevede che la dismissione delle Porte di dominio attualmente in esercizio presso le pubbliche amministrazioni debba avvenire in maniera progressiva e opportunistica, realizzando i nuovi servizi sempre con interazioni dirette e approfittando degli upgrade che saranno applicati alle piattaforme software esistenti per sostituire progressivamente le Porte con connessioni dirette”.
 

E, sotto il profilo temporale e organizzativo, “l’operazione prevede un transitorio la cui durata sarà determinata nel successivo documento Linee guida del nuovo Modello di interoperabilità la cui pianificazione è prevista per fine 2017”.
 

L’argomento, nei suoi contenuti informatici, è sicuramente riservato ai tecnici e rimandiamo alla lettura del documento originale per maggiori approfondimenti. Ma è stato richiamato in questo articolo per sottolineare che la fase attuale di transizione a quella “modalità operativa digitale”, prevista dal CAD e per cui le amministrazioni devono nominare un apposito responsabile, deve essere conosciuta, compresa e governata da chi opererà le scelte nei mesi e negli anni futuri, soprattutto per le sue ricadute organizzative e operative nei servizi e nell’attività amministrativa.

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