SEZIONE: TERRITORIO E SVILUPPO LOCALE - SICUREZZA E LEGALITA' - WELFARE E POLITICHE GIOVANILI - ISTITUZIONI, ASSOCIAZIONISMO E RIFORME
BUONE PRATICHE

Cittalia a Lubjana per parlare dello Sprar che funziona

12 Aprile 2016
 

Rinascita di piccole città, recupero di vecchi mestieri ed esperienze di collaborazione tra residenti e rifugiati per la cura del territorio sono solo alcuni dei riflessi positivi dei progetti di accoglienza realizzati nella rete dello Sprar. Tanto che "il modello italiano" diventa una buona pratica da raccontare all'estero: a Lubjana, città che si prepara ad accogliere un'ondata inedita di migranti, Cittalia e Anci presentano alcune delle esperienze più significative e meglio riuscite in Italia.

Si parte da Riace, il cui sindaco è stato annoverato tra le cinquanta personalità più influenti al mondo dalla rivista americana Fortune, per andare poi a Satriano (Catanzaro), Santorso (Vicenza), Sant’Alessio in Aspromonte (Reggio Calabria), Chiesanuova (Torino), Santa Marina (Salerno) e Capua (Caserta) dove, grazie all’arrivo e all’accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo, sono stati riattivati servizi (come le linee degli autobus), riaperte le scuole, recuperati vecchi mestieri e rivalorizzate le attività produttive locali. "Quella di Riace non è un’utopia ma una strada percorribile come dimostrato da esperienze analoghe anche in altre realtà locali. Basti pensare che degli 800 comuni coinvolti nella rete dello Sprar circa la metà sono realtà di medio-piccole dimensioni con potenzialità simili", spiega Daniela Di Capua, direttrice del Servizio centrale dello Sprar.

 

A Satriano, un lavoro in sinergia per far rinascere i negozi

Satriano, comune di circa 3mila abitanti in provincia di Catanzaro, ha puntato sulla sinergia tra la cittadinanza e i rifugiati per ridare vita alla città. Provenienti perlopiù da Pakistan e Burkina Faso, alcuni degli ospiti del progetto hanno trovato occupazione nei piccoli negozi del paese evitandone così la chiusura, come Adnan originario del Pakistan che sta lavorando come parrucchiere. Mentre altri ragazzi stanno frequentando un corso come operatore socio sanitario per il volontariato promosso dall’OARI in collaborazione con l’Avulss e l’Università Magna Graecia di Catanzaro. Obiettivo del corso è quello di formare una figura professionale che possa assistere le persone che si trovano in particolari condizioni di disagio.
Più a sud, a Sant’Alessio in Aspromonte (RC), paesino che conta poco più di 300 abitanti, un piccolo laboratorio di falegnameria è rinato grazie al lavoro di un giovane rifugiato originario del Pakistan che, assieme a “zio Michele”, proprietario della falegnameria, ripara e recupera vecchi mobili. In provincia di Vicenza, nel paesino di Santorso con circa 6mila abitanti, è attivo invece il laboratorio di sartoria Atelier Nuele, che vede i beneficiari impegnati nella realizzazione di capi di abbigliamento e accessori. Uno dei rifugiati coinvolti nell’iniziativa, originario dell’Iraq, una volta terminato il tirocinio è stato assunto presso l’Atelier e oggi ricopre il ruolo di tutor insegnando agli altri ospiti del progetto l’arte della sartoria.

 

A Chiesanuova, 15 anni di accoglienza

Chiesanuova, un piccolissimo comune di appena 200 abitanti in provincia di Torino, sta per festeggiare i suoi 15 anni di accoglienza. Entrato nel sistema di accoglienza quando ancora era in vigore il PNA, il Programma nazionale asilo dal quale è nato poi nel 2002 lo Sprar, il comune gestisce direttamente il progetto di accoglienza sul territorio con un alto tasso di integrazione dei rifugiati. Il comune ospita 25 persone di cui sette nuclei familiari provenienti da Ucraina e Cecenia. Grazie alla presenza di queste persone sono stati assicurati servizi per tutta la cittadinanza come il trasporto pubblico e la scuola. Il progetto garantisce agli accolti un abbonamento mensile all’autobus per potersi spostare anche nei paesi vicini, in questo modo le corse possono funzionare regolarmente senza rischiare di essere soppresse. La presenza inoltre dei bambini ha permesso di lasciare aperta la scuola materna del paese.
In questa direzione va anche l’esperienza di Santa Marina, in provincia di Salerno, dove, in collaborazione con il Comune di Policastro, è attivo da circa un anno un servizio di navetta scuolabus che va da Policastro a Santa Marina, dove si trovano le scuole. Lo scuolabus è attivo per tutti i bambini, sia per quelli accolti nel centro Sprar sia per i residenti.

Infine a Capua, comune con circa 20mila abitanti in provincia di Caserta, il progetto Sprar ha attivato un laboratorio di restauro di vecchi mobili che coinvolge i richiedenti asilo e rifugiati accolti sul territorio. Grazie alle capacità e competenze acquisite nel corso delle attività svolte durante le lezioni, i beneficiari sono impegnati nel restauro dei mobili del Duomo di Capua, partecipando così alla cura delle bellezze artistiche del territorio.

 

In Lombardia fa scuola la Valle Accogliente

Malegno, 2mila abitanti in provincia di Brescia, ha sviluppato un nuovo modello di ospitalità diffusa per il numero crescente di migranti che raggiunge ogni mese la Lombardia. Il sindaco del paese, Paolo Erba, è convinto che accoglierli rappresenti un’opportunità sia economica, sia sociale, per ridare vita a tante realtà, come quella che guida, destinate allo spopolamento. E agli alberghi o alle strutture di grande dimensione ha preferito forme di microaccoglienza: poche persone, in piccoli appartamenti, seguite da vicino nel loro percorso di integrazione e adattamento. “A Malegno ci sono 10 persone richiedenti asilo. Chiedono di essere ospitate in un paese che ormai è svuotato, dove ogni abitante ha almeno un appartamento sfitto e il costo della vita è molto basso: accoglierli significa creare un’opportunità di rinascita per i negozi e per il paese intero”. I migranti, spiega Erba, sono più che disposti a fare lavori socialmente utili che i cittadini non vogliono più svolgere e grazie agli accordi presi con Caritas e la cooperativa KeyBase, tutti gli acquisti per le necessità delle strutture di accoglienza vengono effettuati nei negozi della zona. E non è tutto: “Per ogni migrante, serve un tutor, che riesce a lavorare bene trattandosi di un percorso che avviene in modo individuale e per il quale si crea un’opportunità di lavoro”.  Alla fine, circa l’80% dei 35 euro previsti al giorno a migrante restano sul territorio.

Il progetto Valle Accogliente è già stato sposato da 30 sindaci della zona, anche se al momento sono solo 11 i comuni che hanno dato il via a percorsi concreti di integrazione.

 

(Valeria Volponi)

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