SEZIONE: SICUREZZA E LEGALITA'
IMMIGRAZIONE

Legnano apre all'accoglienza diffusa, ma chiede una regia regionale

28 Novembre 2016
 

Percorsi di inserimento e integrazione di lunga durata e non solo emergenziali: li chiede, a gran voce, il Comune di Legnano in cui da due anni è presente un CAS - Centro di Accoglienza Straordinaria - che accoglie 25 profughi inviati dalla Prefettura e da settembre 2016 aderisce al sistema Sprar, con un progetto di accoglienza per 15 persone, gestito in collaborazione con la Fondazione Padri Somaschi e la cooperativa Intrecci. A raccontare genesi e dettagli del progetto a Lombardia Sociale è Gian Piero Colombo, assessore Politiche Sociali, Coesione Sociale e Politiche Sanitarie della città: "E' stato un percorso molto significativo, che ha saputo attivare e coinvolgere risorse del territorio, dai Comuni alle associazioni, al terzo settore, a singoli cittadini, creando una rete di collaborazioni utili all'attivazione di politiche di inserimento e integrazione di lunga durata e non solo emergenziali".

 

Manca il coordinamento a livello regionale
Gli ospiti del CAS hanno un documento con cui possono lavorare, accedere ad attività formative e anche svolgere azioni di volontariato e le buone risultanze di questa esperienza biennale hanno spinto l'amministrazione a proporre al Prefetto un progetto di accoglienza diffusa, sulla base del principio della corresponsabilità tra enti e in stretta sinergia anche con la Diocesi, Caritas e tutte le organizzazioni del terzo settore già presenti sul territorio. Niente tendopoli, quindi, ma l'avvio di una procedura di mappatura degli appartamenti disponibili. "Restano però una serie di nodi aperti - spiega Colombo - primo fra tutti l'individuazione di chi sia il soggetto giuridico preposto a gestire posti e strutture che i Comuni metterebbero a disposizione". In un rimbalzo di responsabilità tra Prefettura e Comune, è emerso con ancora maggiore evidenza il bisogno di un coordinamento regionale: "Con Anci abbiamo definito un piano operativo che consenta una distribuzione più equilibrata dei migranti, ma quello che continua a mancare è un tavolo di coordinamento, con Regione, per programmare e governare l'applicazione del piano". 

(VV)

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