SEZIONE: ISTITUZIONI, ASSOCIAZIONISMO E RIFORME

Comuni, insieme, più forti

20 Giugno 2008
 
Le Unioni dei Comuni sono una parte importante di uno Stato moderno ed efficiente. E sono 1317 i Comuni italiani che in questi anni si sono associati per dare vita a 289 Unioni. L’Anci chiede oggi che il nuovo assetto delle autonomie locali privilegi questa forma di associazionismo istituzionale, che ha il duplice vantaggio di garantire, a costo zero, servizi più efficienti e la salvaguardia delle identità territoriali. Con questo spirito si è svolto al palazzo delle Stelline di Milano il secondo forum delle Unioni dei Comuni e dell’Associazionismo “Comuni, insieme, più forti - Migliori servizi al cittadino”. “Ora che le Regioni sono chiamate a elaborare le nuove normative sulle Comunità montane - ha spiegato nella relazione introduttiva Mauro Guerra, sindaco di Tremezzo (Como) e coordinatore nazionale delle Unioni dei Comuni - è necessario che si elabori un modello uniforme per le cooperazioni intercomunali. L’Anci sollecita dunque che l’unione tra Comuni sia riconosciuta come forma associativa principe, che gli organi di governo prevedano la presenza dei sindaci, che le collaborazioni, seppur su base volontaria, si affermino su forme stabili e in cui siano le stesse amministrazioni a definire gli ambiti di lavoro comuni”. Per stimolare la nascita di nuove unioni, l’Anci ha aperto una discussione sulle necessarie forme di sostegno economico. “Accanto ai trasferimenti - ha aggiunto Guerra - occorre puntare sulla leva della compartecipazione fiscale calcolata sulla base di un meccanismo premiale”. “Con iniziative di questo spessore ed importanza - ha sostenuto Lorenzo Guerini, presidente di Anci Lombardia - i Comuni possono davvero dare un contributo decisivo alla modernizzazione del Paese in un momento di inizio legislatura del Parlamento nazionale improntato a una forte spinta innovatrice. In questo processo, che riguarda anche la Carta delle Autonomie e l’applicazione dell’articolo 119 della Costituzione, noi possiamo e dobbiamo essere protagonisti. Con forza rilanciamo quindi il tema dell’associazionismo, sia per espletare servizi di sempre maggiore qualità, ma anche per dare ai piccoli Comuni la possibilità vera di definirsi come soggetto di programmazione territoriale”. L’obiettivo, reso più urgente dalla scadenza del 30 giugno sul tema delle Comunità montane, resta quello di un’intesa Stato-Regioni per incentivare le Unioni di Comuni. E, in prospettiva, arrivare presto ad approvare una legge organica che, sul modello di quanto avvenuto in Francia, preveda incentivi fiscali a favore dei municipi che decidono di mettersi insieme per migliorare i servizi resi ai cittadini. Angelo Rughetti, Segretario Generale dell’Anci, ha nel suo intervento sottolineato che “nel 2007 il comparto dei Comuni è stato virtuoso, risparmiando 3,8 miliardi di euro rispetto al 2006 (1,2 miliardi solamente sulle spese per il personale). A noi piacerebbe che, almeno una quota di quanto risparmiato dai Comuni, possa rimanere nei territori, vincolata proprio al sostegno all’associazionismo. Un associazionismo che deve crescere e svilupparsi sulla base di funzioni definite in maniera chiara”. Il Segretario Generale Rughetti ha espresso anche le perplessità sulla introduzione di un federalismo fiscale incentrato quasi esclusivamente sulle Regioni. “Mi pare - ha detto - che tutto ciò possa portare a comprimere indebitamente anche le finanze dei Comuni appartenenti a Regioni meno ricche. E questo, sulla base del Titolo V della Costituzione è un rischio che deve essere assolutamente evitato”. Quale modello proporre? Certamente le esperienze pilota già concretizzate in Europa possono essere un valido punto di riferimento. Quella francese - che è stata illustrata nel corso del convegno - innanzitutto. Con un occhio alle realtà d’oltreconfine, dunque, le Unioni di Comuni dell’Anci pensano che sia giunto il momento di agire per arrivare anche in Italia a una fase successiva e più matura dell’associazionismo. E il federalismo fiscale, su cui presto si riavvierà la discussione, dopo lo stop provocato dalla caduta del governo Prodi, potrebbe essere la cornice ideale per inserire una leva di compartecipazione a favore delle unioni.
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