Negli ultimi anni il tema della prevenzione del riciclaggio negli appalti pubblici ha assunto un ruolo sempre più centrale nel dibattito sulla tutela delle risorse pubbliche e sulla legalità amministrativa. L’evoluzione normativa, il crescente impiego di fondi europei e PNRR e l’aumento della complessità delle reti economiche hanno infatti reso evidente come il settore degli appalti rappresenti uno degli ambiti maggiormente esposti ai rischi di infiltrazione criminale, corruzione e riciclaggio.
Gli appalti pubblici costituiscono un ecosistema caratterizzato da elevata movimentazione di capitali, pluralità di soggetti coinvolti e articolate filiere di fornitura e subappalto. Proprio tali caratteristiche rendono possibile l’utilizzo di società schermo, strutture societarie opache o soggetti prestanome finalizzati a occultare la reale provenienza delle risorse economiche o i beneficiari effettivi delle operazioni.
Nel contesto italiano, il D.Lgs. 231/2007 ha progressivamente ampliato il ruolo della Pubblica Amministrazione nel sistema di prevenzione del riciclaggio, attribuendo agli enti pubblici non solo funzioni di controllo amministrativo, ma anche un ruolo attivo nell’individuazione delle situazioni di anomalia. Ciò comporta un cambiamento culturale significativo: gli uffici pubblici non sono più chiamati esclusivamente a verificare la regolarità formale della documentazione, ma devono sviluppare la capacità di leggere il contesto economico, societario e reputazionale degli operatori coinvolti nelle procedure di affidamento.
Le vulnerabilità del settore sono numerose. Tra le principali si possono individuare:
- l’utilizzo distorto del subappalto per frammentare responsabilità e flussi finanziari;
- la presenza di società di recente costituzione prive di adeguata struttura operativa;
- variazioni sospette degli assetti societari in prossimità delle gare;
- utilizzo di fatturazioni per operazioni inesistenti o sovrafatturazioni;
- collegamenti occulti tra imprese partecipanti alla medesima procedura;
- infiltrazioni della criminalità organizzata nell’economia legale attraverso imprese apparentemente regolari.
Ulteriore elemento critico riguarda la difficoltà di ricostruire l’intera filiera economico-finanziaria dell’appalto. Oggi, infatti le reti di fornitura possono coinvolgere numerosi soggetti, anche esteri, rendendo complessa l’identificazione del titolare effettivo e delle reali relazioni economiche sottostanti.
Per questo motivo assumono particolare rilevanza:
- i controlli ANAC;
- gli obblighi di tracciabilità dei flussi finanziari previsti dalla Legge 136/2010;
. gli indicatori di anomalia emanati dalla UIF;
- le attività di verifica reputazionale e di analisi delle reti societarie.
La prevenzione del riciclaggio negli appalti non può però essere interpretata esclusivamente come un adempimento normativo. Essa rappresenta anche una fondamentale forma di tutela delle risorse pubbliche e della concorrenza leale. L’ingresso nel mercato pubblico di operatori sostenuti da capitali illeciti altera, infatti il corretto funzionamento del sistema economico, consentendo ribassi anomali, distorsioni competitive e progressiva espulsione delle imprese sane dal mercato.
In tale contesto emerge con forza il concetto moderno di “situazione di anomalia”, che supera la tradizionale visione della singola “operazione sospetta”. L’attenzione si sposta dall’evento isolato all’analisi complessiva di comportamenti, relazioni societarie, incoerenze economiche e pattern operativi. È proprio in questa prospettiva che assumono crescente importanza le tecnologie di data analysis, network analysis e intelligenza artificiale, capaci di individuare collegamenti non immediatamente percepibili attraverso i controlli tradizionali.
La sfida per la Pubblica Amministrazione è quindi quella di costruire un sistema di prevenzione integrato, nel quale uffici operativi, responsabili dei procedimenti, RPCT, soggetti gestori UIF e sistemi tecnologici collaborino in modo coordinato. Solo attraverso un approccio multidisciplinare e basato sulla condivisione delle informazioni sarà possibile rafforzare la capacità della PA di prevenire fenomeni di riciclaggio, proteggere le risorse collettive e garantire trasparenza e fiducia nell’azione amministrativa. Attuando concretamente la collaborazione attiva, inoltrando all’UIF, dati ed informazioni concernenti le operazioni sospette.
Mario Turla
Esperto in sistemi di controllo Anti-money laundering (Aml) e normativa. Ha partecipato alla realizzazione della soluzione Gianos e progettato la release 3D. È fondatore della start-up innovativa T3m Innovation, ora Txt Risk. Autore con David Gentili e Ilaria Ramoni, de “Il giro dei soldi” (Altraeconomia 2021 e nuova edizione, 2025). Nell’ambito del Progetto “Legalità Comune” è coinvolto in qualità di esperto di antiriciclaggio, in attività di formazione, laboratori e interventi di training on the job.