ARTE

L'esperienza al Castello di Melegnano della Scuola di Restauro di Botticino

10 Dicembre 2025
TEMI: ARTE
 

In occasione del progetto “Straordinari Restauri - Percorsi digitali - scenari futuri nella città del passato”, promosso da Assorestauro e AnciLab e finanziato dal bando regionale InnovaCultura a valere sul Fondo Europeo di Sviluppo Regionale 2021/2027 di Regione Lombardia, che ha coinvolto il Castello di Melegnano, abbiamo chiesto a Deborah D’Elia, docente della Scuola di Restauro di Botticino, di raccontarci l’esperienza della Scuola. 

 

Quali attività ha svolto la Scuola presso il Castello di Melegnano? 

La Scuola di Restauro di Botticino è stata impegnata nell’eseguire indagini stratigrafiche per l’individuazione di successioni materiche nell’Ala lunga del castello di Melegnano, in particolare nella Sala degli Emblemi. Questa Ala, di proprietà di Città Metropolitana di Milano, è interessata, da diversi anni, da una campagna diagnostica da parte del Politecnico di Milano nell’ambito del Laboratorio del Restauro coordinato dal prof. Davide Del Curto, con una serie di analisi chimico fisiche degli intonaci e di termografie per l’individuazione delle successioni costruttive del fabbricato. Le stratigrafie insieme alle analisi diagnostiche e a quelle non invasive sono l’indispensabile punto di partenza per la progettazione di un intervento di restauro. 

 

Quale scopo hanno e come vengono realizzate le stratigrafie? 

Vengono eseguite con un bisturi chirurgico e prevedono l’asportazione puntuale di ogni singolo strato pittorico o d’intonaco, al fine di determinarne la sequenza temporale. Oltre a rappresentare uno strumento fondamentale per la stesura di un progetto di restauro, la relazione stratigrafica diventa un contenitore oggettivo di dati, utile agli studiosi in caso di sovrapposizioni materiche o per la datazione e la sequenza esecutiva. 

Nel nostro caso, l’indagine era finalizzata allo studio delle decorazioni contigue a quelle della fascia alta narrante. Il Politecnico di Milano, dopo aver prodotto i rilievi delle stanze, ha individuato una serie di punti di particolare interesse per la determinazione del possibile impianto decorativo e anche per confermare l’impianto strutturale, mentre altri, circa metà, sono stati individuati sulla base dell’esperienza del restauratore. 

L’analisi ha previsto 55 indagini stratigrafiche all'interno della Sala degli Emblemi, condotte dagli allievi del primo anno del corso PFP1, sotto la mia supervisione e della docente Daniela Gatti

 

Ci può descrivere il contesto in cui avete operato? 

Il nucleo originario del castello di Melegnano fu costruito nel Medioevo a tutela dei territori appartenenti alla corte di Milano. Successivamente ampliato dai Visconti, raggiunse il suo apice in epoca rinascimentale. In seguito, venne acquistato dai Medici di Nosigia, che assunsero il titolo di Medici di Marignano (l’antica denominazione di Melegnano), e lo arricchirono con ampliamenti e decorazioni raffiguranti episodi dedicati alla vita e alle virtù dei due fratelli Gian Giacomo e Giovanni, quest’ultimo futuro papa Pio IV. L’Ala lunga in cui si trova la sala degli Emblemi, oggetto dell’analisi, venne edificata nella seconda metà del Cinquecento e aveva una funzione essenzialmente celebrativa. 

Le testimonianze più recenti raccontano un’altra fase della vita del Castello: quella in cui, agli inizi del Novecento, il comune di Melegnano offrì ospitalità alle fasce più fragili della popolazione. Questa fase ha lasciato tracce ancora oggi riconoscibili, come la suddivisione degli ambienti in piccoli alloggi e la riduzione delle aperture. Interventi di questo tipo causarono danni significativi alle sale cinquecentesche. Allo stesso tempo però, l'abbassamento del soffitto ha fatto in modo che la parte superiore rimanesse a vista, ma preservata dal fatto che c'era una controsoffittatura. 

Attualmente, gran parte delle decorazioni originali — almeno fino a circa tre metri d’altezza — rimane occultata da più strati di pittura, applicati quando gli spazi subirono questo cambio d’uso. Al di sopra di tale livello, e grazie alla rimozione di un controsoffitto installato in passato per contenere la dispersione termica, sono invece visibili le pitture manieriste che illustrano virtù e allegorie. 

 

Cosa avete scoperto? 

L’aspettativa iniziale era di rinvenire il completamento delle colonne verticali sotto i capitelli — purtroppo compromessi in alcuni punti a causa dello scasso per l’inserimento delle travi del controsoffitto — e, eventualmente, sfondi con motivi naturali o figure animali. 

Le indagini hanno consentito di verificare che i capitelli al di sopra di questo abbassamento corrispondevano alle tracce che si trovavano più in basso. Abbiamo verificato inoltre che sotto gli strati di scialbo, sono presenti le decorazioni coerenti con l’impianto iconografico delle stanze adiacenti. 

 

Cosa ha rappresentato per la Scuola e per i ragazzi questa esperienza? 

Per i ragazzi della scuola è stata un’esperienza entusiasmante sia per il valore storico del Castello sia per la bellezza degli affreschi ma anche perché hanno avuto l’opportunità di confrontarsi con le figure professionali che poi incontreranno nel mondo del lavoro. Hanno incontrato gli insegnanti del Politecnico e gli studenti che saranno i futuri architetti, la committenza, le istituzioni, la Soprintendenza. In particolare la Soprintendente per la Città Metropolitana di Milano, Emanuela Carpani che proprio nella Sala degli emblemi ha avuto modo di parlare con i ragazzi incoraggiandoli e dicendo loro che il lavoro del restauratore è certamente difficile ma anche ricco di fascino e di magia. 

Inoltre, il 10 e 11 giugno scorsi, il castello di Melegnano è rimasto aperto per permettere la visita al cantiere alla cittadinanza, ai volontari della Proloco di Melegnano, che tengono vivo il castello con iniziative e visite guidate, ai turisti e a giovani studenti. In molti, soprattutto i cittadini di Melegnano, hanno approfittato di questa opportunità per il valore che il Castello riveste per la Comunità Melegnanese. 

 

Lucio Franco 

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