SEZIONE: ISTITUZIONI, ASSOCIAZIONISMO E RIFORME

RisorseComuni 2011 - Fontana: investimenti, servizi e responsabilità

24 Novembre 2011
 
“E’ cambiato il governo, ma non i problemi dei Comuni e del Paese. Ci auguriamo che il confronto con il nuovo esecutivo sia concreto e incentrato sui temi che l’associazione da mesi cerca di portare all’attenzione di tutti: dalla revisione del patto di stabilità a regole serie e razionali per l’associazionismo dei piccoli comuni”. Così Attilio Fontana, Presidente di ANCI Lombardia, è intervenuto nella sua relazione al convegno “L’autonomia dei Comuni per uscire dalla crisi”, tenutosi al palazzo delle Stelline di Milano nell’ambito della Fiera Risorse Comuni. “Da sempre ci facciamo carico dei problemi del Paese – continua Fontana – ma chiediamo di nuovo che si metta fine ai tagli dei trasferimenti e a un meccanismo perverso del patto di stabilità, che impedisce ai Comuni di investire per la ripresa. In questi anni sono cominciati i tagli ai servizi e la spesa per investimenti è diminuita di oltre il 20% in Lombardia e che i residui passivi dei comuni lombardi sono per il 2011 di 6 miliardi. Ciò aggrava le condizioni critiche delle aziende e dell’economia. “I cittadini risentono di questa situazione – continua il presidente di ANCI Lombardia - sono consapevoli della ricaduta sui comuni dei tagli effettuati. E il loro giudizio positivo sui servizi dei comuni cala rispetto al 2010. Per il 2011 e 2012 ci saranno ricadute ancora più pesanti: i Comuni semplicemente non saranno in grado di fare investimenti e di assicurare i servizi. Sette miliardi di manovra sono oltre ogni limite di sopportabilità. Ci piacerebbe usare la logica dei millesimi come nei condomini: ognuno paghi per ciò che rappresenta. E invece ai tagli diretti si aggiungeranno quelli indiretti, come il pesantissimo taglio al fondo delle politiche sociali. Ma da quest’anno i comuni non possono metterci risorse proprie per tappare i buchi”. “Si compia allora il percorso di federalismo istituzionale, che deve fornire basi solide al federalismo fiscale, che altrimenti fatica a essere capito, lo vedremo più avanti. Inoltre una chiara definizione dei compiti dei diversi livelli istituzionali è l’unico modo per evitare la sovrapposizione di funzioni che porta a sprechi e ritardi che i nostri cittadini hanno sempre meno voglia di perdonarci. In questo quadro si tratti la discussione sulle province: noi siamo convinti che sia possibile costruire un livello intermedio partendo da quanto già esiste: i Comuni”. Per Fontana “la ventilata introduzione dell’Ici lascia perplessi, in primo luogo per la natura stessa di una tassa imposta su un bene come la prima casa, considerato sacro da molti italiani; in secondo luogo, per gli effetti che questa tassa può avere sulle casse dei comuni e sul federalismo, che sono ancora tutti da chiarire da parte del governo”. Il dibattito è acceso anche sul tema dei piccoli comuni e delle gestioni associate. “In Lombardia abbiamo più di mille piccoli Comuni – prosegue Fontana -. Li riteniamo un patrimonio di storia, cultura, relazioni sociali da mantenere. Ma per garantire l’autonomia c’è bisogno di garantire anche livelli adeguati dei servizi. Ce lo chiedono i cittadini. E noi abbiamo sempre richiesto, sia a livello nazionale che regionale, percorsi chiari e coerenti che premiassero ed incentivassero le gestioni associate e che garantissero limiti demografici razionali per il nostro territorio”. “Grazie alla nostra azione la Regione ha impugnato presso la corte costituzionale l’articolo 16 della manovra di agosto, - conclude il Presidente regionale di ANCI - che penalizza enormemente i piccoli comuni. E’ un segno di collaborazione istituzionale che si inserisce in un confronto costruttivo. Un’altra tappa di questo percorso è stata il patto di stabilità orizzontale, con la previsione di premialità per i Comuni virtuosi. Prima ancora che ci si pensasse a livello nazionale, in Lombardia ci siamo posti il problema di come misurare la virtuosità, anche se solo finanziaria, dei Comuni, decidendo di premiare i migliori. Insieme abbiamo definito un indice di virtuosità derivato dai bilanci consuntivi dei comuni comunicati dal ministero degli interni ed altri individuati regionalmente. Si è trattata di una prima e sperimentale applicazione che ha il limite di non avere individuato parametri per misurare la qualità dei servizi e l’impatto delle partecipate comunali. Ma continueremo in questo percorso”.
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