SEZIONE: WELFARE E POLITICHE GIOVANILI
WELFARE

Riforma socio sanitaria: scenari, strategie, soluzioni

4 Febbraio 2016
 

C'è il pubblico delle grandi occasioni a Milano, al Palazzo delle Stelline, per il seminario organizzato da Risorse Comuni dal titolo: "I Comuni e la Riforma Sociosanitaria della Regione Lombardia: scenari, strategie, soluzioni". Segno che il tema riscuote molto interesse e che proprio con la collaborazione tra Regione Lombardia, Anci, Comuni e terzo settore è possibile dare vita a un modello di assistenza sociale davvero virtuoso. Spiega Giulio Gallera, assessore al reddito di autonomia e inclusione sociale di Regione Lombardia: "Vogliamo sempre più lavorare con i Comuni, per costruire una modalità di sostegno continuativa, attivando reti di inclusione per le persone più fragili e vulnerabili - per esempio i malati cronici - che hanno bisogno di risposte di carattere sociale".
Dopo la fase sperimentale avviata nel 2015, l'intenzione di Regione Lombardia è di rilanciare gli interventi operativi per il 2016 attraverso un confronto con tutti gli attori coinvolti:  Anci, comuni, sindacati, terzo settore. "Ribadisco che per noi la collaborazione con i Comuni è fondamentale e che regione Lombardia vuole essere un interlocutore attento".

 

Graziano Pirotta, presidente dipartimento Welfare-Immigrazione-Sanità-Disabilità di Anci Lombardia, risponde all'intervento di Gallera con una puntualizzazione: "Credo che se avessimo scritto noi questo documento, lo avremmo scritto meglio. Faccio un paio di esempi: avremmo sottolineato di più il potere di indirizzo dei Comuni a cui spetta la competenza primaria in materia di welfare. I Comuni devono poter partecipare a una vera e propria cabina di regia. Ancora: c'è un livello debole di programmazione, e quando si dice di voler potenziare la rete territoriale, non si dice mai come". Da qui, la decisione di rivolgere un appello chiaro a Regione Lombardia: "Bisogna aumentare ruolo e poteri delle organizzazioni dei sindaci. Chiediamo un patto di gestione tra comuni, regione, città metropolitana per essere davvero coinvolti in un maggiore confronto. Ed è necessario poter avere un addetto tecnico in Regione, che possa essere un interlocutore efficace".

 

Paolo Sabbioni, Università Cattolica Sacro Cuore, entra nel dettaglio dei contenuti della nuova Legge 23 del 2015 e fissa l'attenzione, innanzitutto sul fatto che al centro della legge c'è la volontà di mettere al centro la persona, sottolineando anche la libertà di scelta dell'assistito. L'integrazione socio sanitaria (che esiste in Italia sin dal 1999, anno della Legge Bindi) è un altro punto fondamentale e si esplica nella riorganizzazione in due realtà: le ATS (8) sostituiscono le vecchie ASL e come agenzie, sono enti pubblici che esercitano funzione, con una veste giuridica più propria e più specifica. Garantiscono integrazione delle prestazioni e governo del percorso di presa in carico; ci sono poi le aziende socio sanitarie territoriali, che hanno compiti ancillari: contribuiscono alla programmazione dell'offerta partecipando alle azioni di governo erogando servizi, in due settori: il polo ospedaliero e la rete territoriale.
Sulla nuova norma, le valutazioni sono tutto sommato positive: "Bene la centralità dell'assistito e la completa integrazione, bene anche il fatto che prevale la domanda misurata sul bisogno dell'assistito e non sull'offerta, con una maggiore centralità della dignità". Sabbioni valuta con favore anche la diversificazione dell'offerta ospedaliera sul territorio: gli ospedali resteranno centri di eccellenza e sul territorio ci saranno presidi che possono a tutti gli effetti erogare servizi. 
 

Cristiano Gori, Università Cattolica e LombardiaSociale.it, si concentra invece sulle conseguenze che la riforma comporta per l'erogazione dei servizi territoriali. E propone una mappa dei possibili svantaggi e vantaggi dell'introduzione della legge 23, a cominciare dalla scarsa chiarezza con cui si danno linee guida sulla presa in carico o sulla definizione precisa di integrazione socio sanitaria: "La nuova proposta è a mio avviso indirizzata in modo specifico ai malati cronici, ma questo si sovrappone, per esempio, alla gestione degli anziani", osserva. E ancora: "Mette in campo strumenti importanti per l'integrazione, ma non spiega, per esempio, come verranno organizzati i Prest, presidi di prestazione territoriale che rappresentano l'interfaccia più diretta per i Comuni". Con conseguenze importanti per i Comuni: "La legge 23 non contiene indicazioni per l'integrazione tra sociale e sanità e non si occupa di cosa fa il Comune: modificandosi l'intelaiatura della società è tutto confuso, la cabina di regia di sposta alle ATS, quindi ci si confronta con dimensioni più grandi ed eterogeneità dei territori, ma nessuno ha idea di cosa si organizzerà e come. Qui, diventa fondamentale l'intervento dell'Anci". Anci che, sottolinea ancora Gori, di fronte a questa riorganizzazione, ha di fronte un grande vantaggio inatteso: la possibilità di costruire nuove relazioni, con interlocutori diversi, quindi fortemente migliorabili.

 

Chiude Emanuele Vendramini, Università Cattolica, con un invito: "Guai a giocare in difesa, su questo tema. Gli spazi, anche in ambito normativo, ci sono...e gli spazi sono di chi se li prende".

(Valeria Volponi)

 

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