SEZIONE: WELFARE E POLITICHE GIOVANILI
STATISTICHE

Welfare, i Comuni ricominciano a investire

10 Gennaio 2018
 

Secondo i dati Istat relativi all'anno 2015, la spesa degli enti locali, singolarmente o in forma associata, in welfare è in crescita, seppure restano - marcate - differenze regionali. L'ammontare complessivo investito è pari a circa 6 miliardi e 932 milioni di euro, pari allo 0,42% del Pil nazionale. L’incremento è dello 0,2% rispetto al 2014, anno in cui era stata registrata una crescita dello 0,8%, dopo un triennio di flessione.


Un aiuto alla spesa sociale pubblica statale
L'attenzione dei Comuni al welfare è strategica e di supporto alla spesa sociale pubblica statale, sbilanciata sulle erogazioni monetarie piuttosto che sui servizi, a favore in particolare di categorie come gli anziani, invece delle famiglie. Nel 2015. l’Italia ha destinato alla protezione sociale il 30% del prodotto interno lordo, per un ammontare pro capite pari a circa 8mila euro l’anno, (mentre in media nei paesi Europei si destina in media il 29% del Pil). I trasferimenti monetari, utilizzati per pagare pensioni di anzianità e vecchiaia, vedono l’Italia al primo posto fra i 34 paesi dell’OCSE, ma per la quota spesa per servizi sociali e sanitari il nostro Paese chiude la classifica insieme al Portogallo, ai paesi dell’Est Europa e alla Turchia.


Le differenze regionali
La spesa di cui beneficia mediamente un abitante in un anno, pari a 114 euro a livello nazionale, è rimasta invariata dal 2013 al 2015. Ma nel Mezzogiorno i livelli di spesa pro-capite sono decisamente inferiori rispetto alle regioni del Centro-nord: fa eccezione la Sardegna, dove i Comuni hanno speso nel 2015 mediamente 228 euro per abitante (il doppio rispetto alla media nazionale), mentre per le altre regioni si passa da un minimo di 21 euro per abitante in Calabria ad un massimo di 73 euro in Sicilia.
Nel Centronord si concentra quasi l’80% della spesa per i servizi sociali: qui si passa da un minimo di 86 euro pro-capite in Umbria fino al massimo di 508 euro per la Provincia di Bolzano. Oltre alla frattura Nord-Sud del paese, emergono differenze territoriali significative anche all’interno dei confini regionali e provinciali. Nella fascia più alta della distribuzione (sopra i 200 euro annui) si collocano ad esempio molti Comuni del Trentino Alto Adige, del Friuli Venezia Giulia, della Valle D’Aosta e della Sardegna, regioni a statuto speciale.
 

A chi è destinata la spesa sociale
Il 38,5% delle risorse è destinato alle famiglie con figli, il 25,4% ai disabili, il 18,9% agli anziani, il 7% al contrasto della povertà e dell’esclusione sociale, il 4,2% agli immigrati e lo 0,4% alle dipendenze. Il rimanente 5,6% è assorbito dalle spese generali, di organizzazione e per i servizi rivolti alla “multiutenza”.
Nell’arco degli ultimi dieci anni la spesa è aumentata del 20,7% e si è gradualmente modificata l’allocazione delle risorse fra le categorie dei beneficiari: è rimasta invariata la quota di spesa rivolta alle famiglie con figli e più in generale ai servizi per l’infanzia, quali gli asili nido, il sostegno scolastico, ecc, mentre è aumentato il peso delle risorse destinate alla disabilità, che passa dal 20,4% del 2005 al 25,4% del 2015; la quota dedicata agli immigrati, pur rimanendo marginale, è in lieve aumento: dal 2,4% al 4,2%. Viceversa si è ridotto il peso dei servizi per gli anziani, dal 23,4% al 18,9% e in minima parte anche dei servizi e dei contributi rivolti alla povertà, al disagio adulti e ai senza fissa dimora: dal 7,4% del 2005 al 7% del 2015.


I Comuni come principale fonte di finanziamento
La principale fonte di finanziamento della spesa sociale rilevata sono le risorse proprie dei Comuni (60,5%) e delle associazioni di Comuni (7,1%). Le risorse rimanenti provengono dal fondo indistinto per le politiche sociali (9,2%), dai fondi regionali vincolati per le politiche sociali (14,8%), dai fondi vincolati statali o dell’Unione europea (4,5%), da altri Enti pubblici (2,5%) e da privati (1,4%). Il contributo del fondo indistinto per le politiche sociali è passato dal 13% del 2006 al 9,2% del 2015 ed è in proporzione più alto al Sud e nelle Isole rispetto al Centro-nord, dove è invece maggiore l’apporto delle risorse proprie dei Comuni. (vv)

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