SEZIONE: TECNOLOGIA E INNOVAZIONE
Innovazione

Il Piano Agid e le ricadute sui Piccoli Comuni

5 Settembre 2017
 

Sono oltre 10 milioni gli italiani che abitano in piccoli o piccolissimi Comuni, realtà territoriali che rischiano di essere per lo più tagliate fuori dal processo di innovazione previsto dal Piano triennale varato di recente dall’Agid. È quanto sottolinea in un interessante articolo, Giovanni Vetritto, Dirigente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento degli Affari regionali e delle Autonomie (fonte: AgendaDigitale.eu).

“Il piano” scrive Vetritto, “evidenzia uno sforzo significativo ma anche una qualche genericità nell’approccio. Il problema è noto. Quando si parla di “Amministrazione digitale” si fa riferimento a un concetto generico, che tiene insieme Ministeri giganteschi e dotati di strutture di gestione della tecnologia potenti (e in qualche caso perfino pletoriche) e Comuni di 46 abitanti (ndr: nella foto il Castello di Maccastorna, Comune di 69 abitanti in provincia di Lodi) dotati come organico stabile di una brava signora che stampa i certificati e di un manutentore, integrati da un segretario comunale, un geometra e un ragioniere, ognuno a scavalco con altri enti consimili e dunque presenti per poche ore a settimana. Che quest’ultima tipologia di enti possa assumere oneri, obblighi e funzioni analoghe a quelli del Ministero dell’esempio è cosa ben difficile da immaginare”.

La conseguenza, sottolinea Vetritto, sarebbe quello di tagliare fuori dal processo di innovazione poco meno di 1 italiano su 5.

Che fare, dunque? Come poter consentire a queste realtà territoriali di restare ancorate al Piano triennale? Vetritto individua alcune scelte operative da integrare nel Piano, fra cui “mettere a disposizione dei Comuni e delle Province, a sportello e non a bando, le risorse finanziarie indispensabili a integrare i verticali con i sistemi gestionali di cui già dispongono… Attivare dei potenziatori del sistema, siano essi aggregazioni e consorzi tra Comuni che già condividono le soluzioni tecnologiche, siano Province che nel deployment dei servizi tecnologici ai Comuni dei propri territori assumono una delle loro nuove funzioni postreferendarie”.

Queste e altre condizioni possono portare a risultati positivi. “Altrimenti” avverte Vetritto “si amplierà il divario tra coloro che avranno la capacità e le condizioni obiettive per approfittarne e gli altri, confinati in un Ottocento amministrativo non più tollerabile”.

(SM)

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