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1 Marzo 2004
Sicurezza: D.lgs. 626 legato anche al rischio vetro
di Angelo Giuseppe Giammario
L'evoluzione della cultura architettonica e delle tecnologie costruttive ha comportato, nel corso degli ultimi anni, una evidente crescita dello spazio assunto dal vetro nella progettazione e nell'uso in edilizia. La diffusione dell'utilizzo del vetro ha inevitabilmente imposto una riflessione su quelle che sono le problematiche connesse a questo materiale.
Il vetro, infatti, presenta indubbie caratteristiche di fragilità, generando rischi di frequente, se non costante, pericolosità per l'incolumità delle persone.
Scoppi, esplosioni, atti vandalici, ma anche semplici urti accidentali possono provocare gravi danni, dei quali non è possibile sottacere.
È doveroso, dunque, riflettere sull'opportunità (a nostro avviso, ormai una necessità) di prevedere e attuare soluzioni idonee al superamento di tali rischi. Soprattutto perché tali danni, come evidenziano bene i dati a nostra disposizione, sono, nella gran parte dei casi, evitabili.
In questo senso, l'applicazione delle pellicole di sicurezza rappresenta un'alternativa di grande valore, il cui apporto merita di essere conosciuto. La tecnica che ne è alla base, infatti, consente di trasformare un vetro normale in un vetro di sicurezza con una operazione semplice, veloce, sicura ed economica. Le pellicole possono, cioè, essere applicate su vetri già esistenti. L'impatto sul materiale di vetro già esistente è minimo: senza cambiarli, senza alcun intervento sugli infissi e senza interrompere la normale attività negli ambienti è possibile inserire le pellicole di sicurezza.
La pellicola ha il vantaggio di contenere tutte le schegge ed i frammenti taglienti che verrebbero dispersi in seguito ad una rottura violenta di una superficie di vetro. Questa capacità è stata ampiamente collaudata e testata, come dimostrano i risultati delle prove d'urto e i test effettuati in laboratorio.

Riferimenti legislativi
Prova del fatto che la materia della sicurezza legata al rischio vetro non sia qualcosa di accessorio e marginale è la presenza, in evidente crescita, di norme e disposizioni nazionali e comunitarie dedicate ad affrontare questo problema che, come si è già avuto modo di ricordare, coinvolge tanto le persone fisiche quanto i materiali. Cerchiamo di proporre un sintetico quadro normativo da cui Enti pubblici, imprenditori, imprese e singoli cittadini possono facilmente attingere e compiere le loro valutazioni.

D.lgs. 626/94.
Art. 33 Adeguamento di norme - art. 14, comma 11
Col D.lgs. 626/94 l'Italia si adegua alle norme di sicurezza degli ambienti di lavoro (in tutti i settori pubblici e privati) in conformità delle disposizioni Cee.
Art. 33, comma 9, punto 2: «Se le superfici trasparenti o traslucide delle porte e dei portoni non sono costituite da materiali di sicurezza e c'è rischio che i lavoratori possano rimanere feriti in caso di rottura di dette superfici, queste devono essere protette contro lo sfondamento».
Art. 33, comma 9, punto 6: «Le pareti trasparenti o traslucide, in particolare le pareti completamente vetrate, nei locali o nelle vicinanze dei posti di lavoro e delle vie di circolazione, devono essere chiaramente segnalate e costituite da materiali di sicurezza fino all'altezza di 1 metro dal pavimento, ovvero essere separate dai posti di lavoro e dalle vie di circolazione succitati in modo tale che i lavoratori non possano entrare in contatto con le pareti né rimanere feriti qualora esse vadano in frantumi. Nel caso in cui vengano utilizzati materiali di sicurezza fino all'altezza di 1 metro dal pavimento, tale altezza è elevata quando ciò è necessario in relazione al rischio che i lavoratori rimangano feriti qualora esse vadano in frantumi».
Nello stesso articolo 33 (comma 7, punto 4) il legislatore impone di rendere vivibile l'ambiente di lavoro: «Le finestre, i lucernai e le pareti vetrate devono essere tali da evitare un soleggiamento eccessivo dei luoghi di lavoro» e sollecita «quando non è conveniente modificare la temperatura di tutto l'ambiente si deve provvedere alla difesa dei lavoratori contro le temperature troppo alte o troppo basse mediante misure tecniche localizzate o mezzi personali di protezione» (stesso comma, punto 5). L'allegato VII - denominato «Ambiente» - dispone, infine che nei posti di lavoro e soprattutto dietro i videoterminali si deve provvedere ad una corretta illuminazione e si devono evitare riflessi e abbagliamenti.
Il D.lgs. 626/94 impone altresì che la vista sia difesa e tutelata e che il lavoro sia svolto in ambienti dove non si riscontrino eccessive temperature.

D.L. 242/96. Art. 16
Le pareti trasparenti o traslucide, in particolare le pareti completamente vetrate, nei locali o nelle vicinanze dei posti di lavoro e delle vie di circolazione, devono essere chiaramente segnalate e costituite da materiali di sicurezza fino a un metro dal pavimento, ovvero essere separate dai posti di lavoro e dalle vie di circolazione succitati in modo tale che i lavoratori non possono entrare in contatto con le pareti e non possono rimanere feriti qualora esse vadano in frantumi. Nel caso in cui vengano utilizzati materiali di sicurezza fino all'altezza di un metro dal pavimento, tale altezza è elevata, laddove sia necessario, in relazione al rischio che i lavoratori rimangano feriti qualora esse vadano in frantumi.

La tutela della salute e le certificazioni
L'applicazione delle pellicole di sicurezza modifica pertanto la natura pericolosa insita nel vetro. Le fasi della consulenza, della progettazione, della fornitura ed installazione delle pellicole di sicurezza, verranno accompagnate dalle dovute certificazioni che attestino l'avvenuta trasformazione dei vetri. Questa ultima fase è un aspetto estremamente importante per ogni Azienda od Ente, in ottemperamento alle disposizioni del D.lgs. 626/94.
In questa ottica, è bene rimarcare il fatto che il D.lgs. 626/94 non si è preoccupato solo di pretendere che tutti i vetri degli ambienti di lavoro o aperti al pubblico siano conformi alle misure «antinfortunistiche», ma ha imposto anche di rendere vivibile l'ambiente di lavoro eliminando tutte quelle cause (temperature troppo alte o troppo basse, fonti di riflesso e di abbagliamento ecc.) che possono essere nocive per la salute e la sicurezza delle persone.
Una soluzione che consente di ottemperare agli obblighi di legge è perciò proprio quella di applicare le pellicole di sicurezza, a controllo solare o antiriflesso sui vetri esistenti anziché sostituirli. Tale innovazione presenta notevoli aspetti positivi sia dal punto di vista del superamento del richio-vetro (assai sottostimato sino ad oggi) sia da quello dell'effettiva presa di coscienza della disciplina normativa nazionale e comunitaria:

Analisi dei pericoli dovuti ai vetri
- la rottura dei frammenti di vetro, che innesca da un lato infortuni alle persone, dall'altro danni a materiali e oggetti;
- lo scoppio con conseguente proiezione di schegge, che provoca danni a persone e cose;
- la caduta di frammenti in luoghi sottostanti (strada, cortile, reparto di produzione, ecc), che genera possibili infortuni e danni a terzi.

Ambito di applicazione
Il D.lgs. 626/94 e il successivo 242/96 presentano una universale applicabilità. Il legislatore ne ha esteso la portata «in tutti i settori di attività privati e pubblici». Il vetro, di fatto, costituisce un rischio di infortuni in ogni luogo in cui vi sia presenza di lavoratori e persone terze.
Questo concetto è ribadito con forza nei D.lgs. 626 e 242, in tre punti distinti e uniti ad un tempo:
- «rischio che i lavoratori rimangano feriti in caso di rottura»;
- «impossibilità ad entrare in contatto con le pareti né rimanere feriti qualora esse vadano in frantumi»;
- «il rischio che i lavoratori rimangano feriti qualora esse vadano in frantumi».
La conclusione, che se ne deriva, è cruciale e densa di significati per il futuro: ogni vetro, in qualsiasi luogo dove passi, sosti o lavori una qualsiasi persona, deve garantire misure e condizioni di sicurezza a norma di legge.
Intervenire su tutti i vetri non di sicurezza oggi esistenti fuori dalle abitazioni risulta, di conseguenza, una assoluta necessità. Così come definire le «priorità d'intervento», in base all'effettivo rischio di ogni singolo ambiente, in rapporto al destino d'uso e al quantitativo di passaggio di persone.

Leggi e norme in materia di sicurezza
La direttiva 92/59 Cee sulla sicurezza generale dei prodotti, è stata recepita in Italia con D.lgs. n. 115 del 17 marzo 1995. Tale decreto obbliga i produttori ad immettere sul mercato solo prodotti sicuri. Prevede, infatti, che in assenza di specifiche leggi o normative sulla materia, la sicurezza dei prodotti sia da valutare in funzione delle norme emanate dagli organi nazionali (UNI), codici di buona condotta e livello minimo di sicurezza che i consumatori possono ragionevolmente aspettarsi.
La norma UNI 7697 del giugno 2002, prescrive le tipologie dei vetri da utilizzare qualora la rottura del vetro possa arrecare danni a persone e/o cose.

Aspetti metodologici di rilevazione dei rischi: conclusioni
- il 90% delle superfici vetrate non è a norma, anche in funzione del fatto che la specificità del prodotto del vetro non è quasi mai stata identificata come un problema di sicurezza. A seguito del D.lgs. 626 vi sono stati sicuramente dei miglioramenti, ma non determinanti. Ciò è dipeso dal fatto che è venuta a mancare una stringente obbligatorietà. Il concretizzarsi di un'effettiva obbligatorietà, come forma di cautela e garanzia per gli Enti pubblici e per i privati a fronte dei pericoli connessi al vetro, è stata affermata attraverso le normative UNI EN 12600 del 2000 e UNI 7697 del giugno 2002.
- Tali recenti provvedimenti normativi italiani e comunitari generano sostanziali e considerevoli conseguenze: la verifica e la rilevazione dei rischi legati al vetro richiede una specifica e mirata professionalità in relazione ai singoli rischi aziendali. È terminata, in modo definitivo, l'epoca del generalista del 626 ed è giunta l'ora di specifiche e certificate professionalità da impegnare per affrontare i singoli rischi aziendali.
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