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30 Giugno 2009
Sulle case di Borgo Campidoglio campeggiano 71 opere d'arte
di Bernarda Ricciardi
Sulle case di Borgo Campidoglio campeggiano 71 opere d'arte
In Lombardia esiste per legge dal 2007, ma nasce e muove i suoi primi passi in Piemonte: è l’Ecomuseo. Il Museion greco, luogo sacro alle muse figlie di Zeus e protettrici delle arti e delle scienze, assume la forma statica e immutabile di contenitore di opere antiche nel ‘700. Ma la vita è movimento e trasformazione, e il passato non può sottrarsi al presente, pena la dimenticanza della propria identità. Così, mentre i preziosi e significativi resti del passato sono stati custoditi gelosamente nelle teche di strutture inattaccabili, diverse scuole di pensiero in fermento hanno tenuto desta l’attenzione sull’argomento. L’ecomuseo - museo a cielo aperto - è la formula che attualmente interpreta al meglio il concetto di salvaguardia, catalogazione, partecipazione, divulgazione del patrimonio di un intero territorio, concepito come ambiente unico e non ripetibile altrove - troppo elevato il rischio di sconfinare nel falso storico. Per arrivare a una chiarezza di contenuti su gli Ecomusei a livello nazionale, la Regione Piemonte che per prima nel ’95 aveva legiferato in materia, ha promosso e organizzato un incontro a Biella nell’ottobre 2003. In questo incontro partecipato in rappresentanza da 54 ecomusei italiani, è scaturito un dibattito che ha portato a riflessioni conclusive. Non avendo la caratteristica del convegno, il suo obiettivo primario è stato quello di definirne con maggiore consapevolezza e chiarezza il ruolo, in questi termini: “ ...ecomuseo è processo, percorso e strumento attraverso cui gli individui possono scoprire denominatori comuni e divenire comunità (…). Tale percorso (…) necessita di essere elaborato, costruito e messo in atto in stretta collaborazione con le istituzioni e gli operatori locali (amministrazioni, associazioni, imprenditori agricoli, dell’artigianato, ecc.) e con il mondo della scuola, sviluppando una rete di collaborazioni e di sinergie con tutte le iniziative che hanno come oggetto la valorizzazione autentica delle risorse del territorio”. A Biella sono state segnate anche le tappe fondamentali da seguire e sottolineato l’impegno a promuovere diverse iniziative: costituzione di un Comitato Scientifico Permanente, di un Coordinamento Nazionale, Carta degli Ecomusei, Banca Dati, e un Marchio degli Ecomusei. L’aspetto più rilevante riguarda la partecipazione della popolazione, necessaria ed esplicitamente richiesta come parte integrante del progetto, nella sua dimensione territoriale. La confluenza di tante realtà in un progetto unico di costruzione museale, apre alla necessità di una comunicazione integrata, alla individuazione di precise “strategie e strumenti di comunicazione” si legge nel documento conclusivo di Biella 2003 “per la conoscenza dei singoli ecomusei, e (…) approfondimento di tematiche di interesse comune”. Il virtuale come luogo di scambio è sempre il must , e i partecipanti all’Incontro Nazionale Ecomusei sono stati concordi nel potenziare e valorizzare il portale di riferimento: www.ecomusei.net

Il Museo d’Arte Urbana di Torino
“La bellezza salverà il mondo” afferma il principe Miskin ne “L’idiota” di Dostoevskij. In un mondo globalizzato in cui tutti cercano di capire, gli artisti come pionieri nella società insegnano a guardare. Alzare gli occhi sulle facciate delle casette di Borgo Campidoglio a Torino, dove campeggiano opere murali d’arte contemporanea, significa abbracciare la memoria storica di quel luogo, e familiarizzare con le immagini della realtà nel presente: questo è il Museo di Arte Urbana (MAU). Tutte le opere sono state realizzate da artisti selezionati, smantellando ogni possibile ambiguità con altre forme di espressione pittorica, come sostiene Edoardo Di Mauro - direttore del MAU, critico d’arte e docente all’Accademia Albertina delle Belle Arti: “La differenza tra le opere murali del MAU e il trompe l’oil, murales, o graffito, sta nel fatto che le prime sono espressione di arte contemporanea, integrata e armonizzata con le architetture degli edifici. La loro produzione è concordata con i residenti, senza alcuna concessione alla decorazione fine a se stessa o a un sociologismo di maniera”. Un Museo a tutti gli effetti quindi - un ecomuseo - concepito tra gli anni ’93 e ’95 da un movimento spontaneo legato all’Accademia Albertina, e realizzato sulla scia dell’iniziativa del Comitato di Riqualificazione Urbana Borgo Vecchio Campidoglio. Artisti e popolazione si sono incontrati in una nuova dimensione di appartenenza alla città, condividendo la necessità di rendere vero, bello e vivibile l’ambiente quotidiano. Il primo segnale di interesse da parte degli abitanti, è consistito nel mettere a disposizione le pareti dei propri edifici, facendosi carico delle spese di intonaco e impalcatura. E gli artisti hanno risposto con generosità: più che esecutori di una committenza, hanno preso parte a una vera “performance” popolare. Se Borgo Campidoglio era stato costruito nell’800 fuori dalla cinta daziaria della città - primo insediamento dell’immigrazione industriale - gli affreschi d’arte contemporanea lo hanno ricondotto idealmente al centro della Torino dei nostri giorni, quale parte integrante della sua storia. Dal ’95 sono state realizzate 71 opere, e da maggio 2001 altre 36 sono collocate sulle pareti tra i negozi di via Fabrizi e corso Svizzera, grazie all’intervento del Centro Commerciale Artigianale Naturale. Nel 2000 il Museo di Arte Urbana è stato configurato come Associazione autonoma, mentre l’anno successivo si è guadagnato un posto nella “Carta Musei” della Regione Piemonte. Dal 2005 è in corso una trattativa con il Comune di Torino e in parte con la Regione Piemonte, per conferire un assetto istituzionale al Museo, tale da garantire l’accesso a fondi utili alla manutenzione e allo sviluppo, aprendo alla possibilità di insediare opere scultoree in aree già individuate e ritenute idonee.
 
 
 
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