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1 Dicembre 2008
Dossier Scuola - Fermi tutti, la scuola è mia!
Dossier Scuola - Fermi tutti, la scuola è mia!Difficilmente si ricorda un periodo di così intensa produzione normativa e di così sostanziali cambiamenti nello scenario della scuola italiana. Chi ha vissuto il periodo dell’avvio dell’autonomia scolastica (1° settembre 2000, preceduto da una fase di “preparazione” a livello normativo alla fine degli anni Novanta) ricorda come il decentramento amministrativo fosse giudicato obiettivo irrinunciabile, la stella polare verso cui volgere attese, speranze, cui dedicare risorse per costruire una scuola più vicina al territorio, ai cittadini, alla loro cultura e alle loro tradizioni. Erano gli anni del dimensionamento scolastico, del regolamento dell’autonomia, della valorizzazione degli Enti locali, delle sinergie, delle intese e delle reti. Dopo circa dieci anni, cosa rimane dello spirito di quegli anni? Con quali risorse si possono rendere concrete le aspettative del territorio? Quale “bagno di realismo” ha costretto i soggetti istituzionali a rivedere il percorso impostato? All’indomani delle elezioni politiche, svoltesi nel mese di aprile 2008, è stato approvato il Decreto Legge n. 112 del 25 giugno 2008 in cui, all’art. 64, era già disegnato il quadro degli interventi finalizzati al contenimento della spesa pubblica e al riassetto del sistema. Si prevedevano:

a. la razionalizzazione e l’accorpamento delle classi di concorso, per una maggiore flessibilità nell’impiego dei docenti;
b. la ridefinizione dei curricula vigenti nei diversi ordini di scuola, anche attraverso la razionalizzazione dei piani di studio e dei relativi quadri orari, con particolare riferimento agli istituti tecnici e professionali;
c. la revisione dei criteri vigenti in materia di formazione delle classi;
d. la rimodulazione dell’attuale organizzazione didattica della scuola primaria;
e. la revisione dei criteri e dei parametri vigenti per la determinazione della consistenza complessiva degli organici del personale ATA, finalizzata a una razionalizzazione degli stessi;
f. la ridefinizione dell’assetto organizzativo-didattico dei centri di istruzione degli adulti, ivi compresi i corsi serali.

Non è stata quindi una novità né la conversione in legge del decreto citato (parzialmente modificato ma confermato nella sostanza con la Legge 6 agosto 2008, n. 133). E non ha stupito nessuno la progressiva emanazione di provvedimenti attuativi di quanto annunciato o di altri decreti legge, che stanno modificando il sistema scolastico nazionale. Il documento che ha inaugurato il nuovo anno scolastico è stato il Decreto Legge 1° settembre 2008, n. 137, convertito in legge con l’approvazione del 29 ottobre 2008 in Senato. Con tale provvedimento è stata introdotta la figura del “maestro unico”, si sono individuati spazi per lo studio della Costituzione e del valore della cittadinanza, si è modificato il sistema di valutazione degli alunni, compreso il voto in condotta, sono state previste nuove norme per l’adozione dei libri di testo. Ma è stato lo Schema di piano programmatico del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, elaborato d’intesa con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, a segnare lo spartiacque tra la scuola che conoscevamo e quella che si sta delineando. In sostanza tale documento entra nel vivo delle questioni annunciate col decreto di giugno ed indica la strada per le riforme, con:
- la revisione degli ordinamenti scolastici;
- la riorganizzazione della rete scolastica, ivi compresi i centri territoriali per l’educazione degli adulti e i corsi serali;
- il razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane delle scuole.
Partendo dai dati OCSE sul rapporto docenti/alunni (media di 9,2 insegnanti ogni 100 studenti), si evidenzia che l’Italia presenta un parametro dell’11,5, considerando anche gli insegnanti di sostegno, di religione, ecc., ma si riscontra il divario tra gli esiti scolastici degli studenti italiani e quelli degli altri paesi OCSE, con ritardi significativi nei livelli di conoscenza e competenza, soprattutto in ambito scientifico e linguistico. Da qui la proposta di revisione dei quadri orario nei diversi ordini di scuola, dall’infanzia (ove si prevede “anche” la sola fascia antimeridiana, con un solo docente) alla scuola primaria, con opzioni diverse (24, 27 o 30 ore settimanali, con possibilità di altre 10 ore per il tempo mensa), alla secondaria di 1° e 2° grado, sempre con la precisazione che il tutto sarebbe stato normato con regolamenti da emanarsi entro il mese di dicembre 2008, anche perché a gennaio le famiglie presentano le domande di iscrizione per i propri figli e quello sarà il momento della verità sulla reale offerta formativa. In ogni caso viene ribadita l’attenzione alle esigenze espresse dai genitori, per cui la domanda di tempo “lungo” nel documento è salvaguardata. Anzi, il Ministro Gelmini ha ripetutamente ribadito la tutela del tempo pieno e del tempo prolungato. Quanto alla riorganizzazione della rete scolastica, si fa esplicito riferimento alla necessità di accorpare gli istituti sottodimensionati, cioè con una popolazione scolastica inferiore al limite minimo di 500 alunni, previsto dal D.P.R. n. 233/98. A dieci anni dall’emanazione del decreto le scuole sotto tale limite sono ancora tante: ben 700 hanno meno di 300 alunni, circa 850 non hanno titolo a godere di deroghe e 1.050 istituti comprensivi sono nella fascia minima, senza trovarsi né in territorio montano o in piccole isole. Il decreto prevede riduzioni di spesa per le 700 scuole con meno di 300 alunni; non saranno chiuse, gli alunni continueranno a frequentarle, ma non avranno più il Dirigente Scolastico e il Direttore dei Servizi Generali e Amministrativi, perché saranno accorpate ad altri istituti. Inoltre si devono monitorare le situazioni con plessi frequentati da meno di 50 alunni. In proposito, il Decreto Legge 7 ottobre 2008, n. 154, prevede che le Regioni provvedano a modificare il Piano regionale di dimensionamento entro il 30 novembre 2008, pena il commissariamento. Su tale provvedimento è in corso una riflessione, che potrebbe portare a variare i termini della norma. In merito al “razionale ed efficiente utilizzo delle risorse umane della scuola” si prevedono nuovi parametri per la determinazione degli organici del personale. Anzitutto si eleverà dello 0,40% nel triennio il rapporto alunni/classe (attualmente 18,69 nella primaria; 20,97 nella secondaria di 1° grado; 21,59 nelle superiori). Questo provvedimento comporterà riduzione di posti in organico. Complessivamente nel triennio 2008/2011 vi saranno 87.400 posti in meno di docenti e 44.500 di Personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Infine si prevedono: accorpamento delle classi di concorso, riconduzione delle cattedre a 18 ore settimanali, interventi per i docenti specialisti di lingua inglese nella primaria, per la riconversione professionale dei docenti, per l’utilizzo del personale in compiti diversi. La riduzione di spesa è calcolata in 7,8 miliardi di euro nel triennio.
 
 
 
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