SEZIONE: SICUREZZA E LEGALITA' - ISTITUZIONI, ASSOCIAZIONISMO E RIFORME
REPUTAZIONE ON LINE

Insulti su Facebook, la sindaca Bonaldi vince due cause per diffamazione

25 Luglio 2019
 

Ha fatto molto scalpore e generato una serie di commenti sulla nostra pagina Facebook la vicenda che vi abbiamo raccontato ieri, protagonista una cittadina di Peschiera Borromeo costretta dalla Polizia Locale a scusarsi con una lettera con la sindaca dopo aver definito la sua amministrazione “ridicola” proprio sui social. Lettera che, tra l’altro, era l’unica alternativa possibile a una condanna più seria. E sì. Perché se è vero che il bello di Internet è l’accesso democratico alla stesura e alla condivisione delle informazioni da parte di chiunque, c’è un rovescio della medaglia che va tenuto ben presente. Accesso libero alle informazioni non significa facoltà di insulto o possibilità di rilasciare qualsivoglia accusa. Men che meno in direzione di un sindaco.
Prova ne è la condanna in primo grado di 1.500 euro di multa per diffamazione aggravata, più 2.800 euro di spese legali oltre accessori di legge e altri 2.000 euro a titolo di provvisionale comminata dal Tribunale di Cremona a un cittadino che su Facebook aveva insultato il sindaco di Crema, Stefania Bonaldi nel 2015. Ne era seguita una denuncia-querela per diffamazione e a quattro anni di distanza si è arrivati alla sentenza in primo grado. Nelle motivazioni della decisione si legge: “Si sottolinea come quel testo su Facebook fosse “disponibile e accessibile a tutti gli utenti indistintamente (…) certamente gravemente lesivo non solo della reputazione di Stefania Bonaldi, ma altresì screditando il ruolo di sindaco del Comune di Crema”. Viene citata anche la sentenza della Corte di Cassazione che ha stabilito che la diffusione di un messaggio diffamatorio attraverso la bacheca di Facebook “integra un’ipotesi di diffamazione aggravata poiché la condotta in tal modo realizzata è potenzialmente capace di raggiungere un numero indeterminato o comunque quantitativamente apprezzabile di persone”, aggiungendo che l’utilizzo di Facebook “è una delle modalità attraverso le quali gruppi di soggetti socializzano le rispettive esperienze di vita”. L’offesa fatta sul social network, insomma, è ancora più grave per la potenzialità del mezzo nel coinvolgere una pluralità di persone, “causando un più diffuso danno alla persona offesa”.

 

Vinta anche la causa per diffamazione a mezzo stampa
E non è tutto. Bonaldi ha ottenuto giustizia anche in merito a una seconda denuncia, per diffamazione a mezzo stampa: stavolta i fatti si sono svolti nel 2016 e secondo i giudici sono stati erroneamente riportati sul sito InviatoQuotidiano nel quale si stabilivano un collegamento e un nesso improprio tra un caso di cronaca avvenuto al Tribunale di Cremona e il sindaco, attribuendole responsabilità a causa della chiusura del tribunale di Crema. In questo caso si è arrivati a una condanna penale pecuniaria per il reato di diffamazione a mezzo stampa con 600 euro di multa, 3.432 euro di spese legali oltre accessori di legge e una provvisionale immediatamente esecutiva per danni di 4.000 euro in favore della costituita parte civile da parte del Tribunale di Cremona. Le motivazioni della sentenza di condanna per reato di diffamazione “a mezzo stampa” distinguono il diritto di critica – tesi difensiva del legale del giornalista imputato – con la prospettazione data ai lettori di fatti opposti alla verità. Nel caso sollevato dalla denuncia-querela che ha dato ragione al Sindaco, un articolo di pura cronaca su fatti avvenuti al Tribunale di Cremona è diventato il pretesto per incolpare Stefania Bonaldi di un antefatto – la chiusura del Tribunale di Crema – senza che ci fosse una relazione tra i due fatti ed anzi evitando ogni demarcazione, così da portare il lettore “ad attribuire un collegamento causale tra la chiusura del Tribunale di Crema e i fatti delittuosi avvenuti a Cremona”. Il Giudice penale del Tribunale di Cremona ha stabilito che questo accostamento era illegittimo e non aveva nulla a che fare col diritto di critica politica, perché essa “non può scriminare la falsa attribuzione di una condotta scorretta utilizzata come fondamento per l’esposizione a critica del personaggio stesso; ciò in quanto la critica politica deve pur sempre fondarsi sull’attribuzione di fatti veri, posto che nessuna interpretazione soggettiva che sia fonte di discredito per la persona che ne sia investita, può ritenersi rapportabile al lecito esercizio di diritto di critica, quando tragga le sue premesse da una prospettazione dei fatti opposta alla verità”.


Offesa (soprattutto) come donna?
C’è anche un secondo aspetto che Stefania Bonaldi ha tenuto a evidenziare. Ovvero l’idea che le offese le siano state rivolte anche perché donna. “A tutte le donne vorrei dire che si possono contestare il nostro pensiero, la nostra azione, le nostre scelte. È assolutamente legittimo farlo, mai, però, possiamo permettere che pensiero, azione, scelte vengano traditi e offesi dal pregiudizio e sporcati da affermazioni false e lesive della nostra dignità. Soprattutto, i mezzi di comunicazione, tutti i mezzi, social network inclusi, non devono diventare una nuova arena di violenza su di noi e su nessun altro. L’unico modo per contrastare questa cultura è difendersi, sempre, in tutte le sedi, denunciare, senza mai stancarsi, ed esigere che sia fatta giustizia e che chi ha sbagliato paghi, anche in nome di coloro che non possono farlo”. E il Tribunale, in qualche modo, ha avvalorato la sua tesi, precisando: “I due casi sono dunque accomunati dalla responsabilità oggettiva nel diffamare il sindaco di Crema, Stefania Bonaldi, danneggiando la sua reputazione, portando discredito, accostandola a fatti e azioni immaginarie con lo scopo di offenderla come politico e come donna”.
 

Sotto attacco per la vicenda del bus sequestrato
Infine, è ipotizzabile che le azioni legali non siano finite qui. Dopo il sequestro del bus con a bordo gli studenti della scuola media Vailati del 20 marzo 2019, in rete si sono diffusi una serie di meme e di commenti feroci all’indirizzo della Bonaldi, che veniva invitata a dimettersi, perché essendo "a favore dell'immigrazione incontrollata e contro il decreto sicurezza ha permesso al senegalese con precedenti di tentare una strage".  La prima cittadina, segnalando pubblicamente i post, ha annunciato che presenterà denuncia alla polizia postale. "Nelle ultime ore - ha scritto Bonaldi su Facebook - stanno girando meme come questo e una serie di fake news da parte di troll e siti fantasma che parlano della sottoscritta, riprese da persone che non verificano le fonti e danno luogo a diffamazioni, calunnie e insulti nei confronti della mia persona, anche particolarmente violenti. Si sta tentando di screditarmi prendendo di mira la mia posizione a difesa dei diritti di tutte le persone, senza distinzione di orientamento sessuale o di etnia, per associarla all'orrenda vicenda del autobus dirottato e alla assunzione dell'autista Italo Senegalese. Segnalerò immediatamente alla Polizia Postale quanto sta succedendo e stiamo facendo screenshot di giornali online e commenti ingiuriosi, dopodiché con il mio legale di fiducia procederò a sporgere denuncia. Ho già vinto due cause per diffamazione, non ho paura. È un modo schifoso, violento e codardo di agire, tipico di chi non ha il coraggio di esprimere civilmente e a viso aperto le proprie idee. Chiedo agli amici di darmi una mano a smascherare e svergognare questi incivili”. (VV)

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