SEZIONE: WELFARE E POLITICHE GIOVANILI
IMMIGRAZIONE

Caritas, 7 punti per cambiare le politiche migratorie

13 Aprile 2018
 

Si è tenuto a Milano, il 10 aprile, il convegno di Caritas Ambrosiana "Le politiche della Ue in tema di migrazione e asilo: quali ricadute sulle persone”: un'occasione per Luciano Gualzetti, direttore, per presentare le proposte alle istituzioni italiane ed europee per dare "una risposta ai richiedenti asilo che favorisca la dignità e la convivenza serena nelle nostre comunità senza strumentalizzazioni politiche". 
Sono sette, in particolare, le richieste di Caritas e di queste tre sono rivolte alle istituzioni in Europa e quattro all’Italia, per far sì che le politiche migratorie abbiano una visione a lungo termine e siano ispirate alla solidarietà. Vediamole in dettaglio.

 

Le sette richieste all'Europa e all'Italia
A livello europeo Caritas chiede: la riforma del sistema d’asilo, l’aumento delle vie d’accesso legali e il rispetto dei diritti umani dei migranti e dei rifugiati nell’ambito delle politiche migratorie esteriori. Alle istituzioni del nostro Paese indica come punti essenziali l’apertura di canali sicuri e legali di ingresso nella Ue per le persone che hanno diritto all’asilo (Corridoi umanitari); la promozione di un sistema di accoglienza diffusa che “eviti concentrazioni di migranti sul territorio, difficilmente gestibili, privilegiando il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati gestiti in collaborazione con i Comuni (Sprar) rispetto a soluzioni d’emergenza come i Cas (Centri di accoglienza straordinaria). Gli altri due punti sono la riforma della Legge Bossi-Fini e lo Ius soli, come criterio per concedere la cittadinanza.
 

I numeri dello scenario attuale
Secondo quanto esposto da Caritas, nell’ultimo anno c’è stata una riduzione del 35% degli sbarchi e questo ha provocato anche un calo delle richieste dei posti per le accoglienze da parte delle Prefetture. "Tuttavia oggi nelle nostre parrocchie abbiamo ancora 2.360 persone già accolte alle quali bisogna garantire condizioni di vita dignitose per una convivenza serena nelle nostre comunità", ha precisato Gualzetti. Massimo Minelli, presidente di Confcooperative Lombardia, ha messo in luce che "oggi in Lombardia dei circa 24mila posti per chiedenti asilo ben 22mila si trovano nei Centri di accoglienza straordinaria (Cas) e solo 2mila negli Sprar, il Sistema di accoglienza per richiedenti asilo gestito dai sindaci e dove si lavora per l’integrazione, perché meno di 100 comuni dei 1523 presenti in Lombardia aderiscono a questi programmi".
Presente al convegno l’assessore alle politiche sociali del Comune di Milano, Pierfrancesco Majorino che ha precisato: "Questo sistema non funziona perché non affronta il tema di che cosa fare di quei richiedenti asilo che hanno ricevuto il diniego. Se da un lato non li rimpatri e dall’altro non ti occupi di loro, produci solo emergenza nell’emergenza. Bisogna lavorare sulla qualità dei processi di integrazione». Mentre il viceprefetto Francesco Umberto Garsia ha sottolineato che «Solo con un sistema a più livelli si può arrivare ad un’accoglienza diffusa equilibrata e sostenibile". (VV)

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