SEZIONE: SICUREZZA E LEGALITA'
IMMIGRAZIONE

Biffoni: con lo Sprar, l'integrazione è più alta

4 Luglio 2017
 

"Dove c'è un progetto Sprar, l'integrazione è più alta. I finanziamenti non sono a pioggia, dipendono dai servizi che propone ciascun Comune". Ci sono una serie di precisazioni e anche di prese di posizione decise, nell'intervista che Matteo Biffoni, sindaco di Prato e delegato ANCI per l'Immigrazione, ha rilasciato a Vita. Nell'articolo a firma di Daniele Biella, spiega: “Il problema accoglienza c’è e non bisogna negarlo. Ma c’è anche la soluzione, bisogna convincersi a farla propria”. E aggiunge: “Ci vogliono sanzioni economiche per gli Stati membri che non accolgono”. Biffoni entra poi nel merito del ragionamento riguardo all’accoglienza italiana, anche alla luce dell’ultimo Rapporto Sprar – Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati, relativo al 2016 e presentato alla fine di giugno 2017 (in allegato): “Basta scorrere le pagine del rapporto per capire che il Sistema funziona, e chi esce da un progetto di accoglienza Sprar ha un percorso d’integrazione decisamente positivo”.

 

Con lo SPRAR, un rapporto differente con le realtà locali
Lo Sprar, che oggi riguarda 30mila dei 180mila accolti totali, si differenzia dall’altro sistema maggioritario, quello prefettizio, soprattutto per i rapporti tra realtà locali e i numeri. I Cas, Centri di accoglienza straordinaria, sono aperti da enti gestori del privato (sociale e non solo) dopo un accordo diretto con la Prefettura tramite bando di gara, mentre le strutture Sprar si basano su progetti il cui ente capofila è il Comune che può coordinare direttamente il lavoro da svolgere e scegliere gli enti su cui fare affidamento. A fronte di Cas a volte con alti numeri anche rispetto alla popolazione locale, in regime Sprar invece si tende a non superare i 2-3 richiedenti asilo o rifugiati accolti ogni mille abitanti.

Biffoni rilascia qualche dato sul numero di amministrazioni che accolgono: “Siamo arrivati a 1200 Comuni, le adesioni aumentano ma sono ancora poche, su 8mila totali”. E fa un ragionamento anche di carattere politico: "L’espansione è però visibile e soprattutto non riguarda un colore politico o l’altro: una volta conosciuto nel dettaglio il Sistema aderiscono amministrazioni targate Pd così come Movimento 5 Stelle, Forza Italia o Lega Nord, che conoscono bene il proprio territorio e capiscono l’impatto positivo che può portare un sistema del genere, a fronte dell’altro tipo di accoglienza, ovvero a un Cas che potrebbe venire aperto nel proprio Paese senza che l’ente locale abbia voce in capitolo”.


Più tutela con la Clausola di Salvaguardia
Anche il Ministero degli Interni si muove in direzione del “Più Sprar e meno Cas”, tanto da avere introdotto tra il 2015 e il 2016 la Clausola di salvaguardia: se un Comune sceglie di entrare nello Sprar e raggiunge al sua quota di riferimento (il 2-3 su mille), la Prefettura non può dare mandato di aprire dei Cas su quel territorio. Da rilevare anche che ogni progetto Sprar riceve un finanziamento calcolato su quota giornaliera, come avviene per i Cas. La cifra media è simile – all’ente gestore viene corrisposto dal ministero 35 euro al giorno per accolto – ma i progetti Sprar possono arrivare a cifre più considerevoli, a seconda dei servizi presentati dal Comune al momento di richiedere il finanziamento al Servizio centrale del Sistema di protezione.

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