SEZIONE: WELFARE E POLITICHE GIOVANILI - ISTRUZIONE
INTERCITY YOUTH CONFERENCE

Politiche giovanili: nuove proposte di inclusione sociale

18 Ottobre 2016
 

Oltre 2,5 milioni di giovani italiani sono senza lavoro e più del 21% dei giovani italiani appartiene alla categoria dei NEET. La transizione verso il mondo degli adulti da noi è cronicamente più lunga che altrove e c'è una certa difficoltà nel dare vita al processo di social elevation, ovvero il meccanismo che ci consente di migliorare lo status di studenti universitari, per esempio, rispetto a quanto fatto dai genitori. Con conseguente e concreto rischio di povertà ed esclusione sociale.
E' una fotografia abbastanza desolante quella tracciata da Eleonora Voltolina, fondatore del sito Repubblica degli Stagisti durante il secondo giorno della Intercity Youth Conference, l'appuntamento organizzato dal Comune di Cinisello Balsamo e da Anci Lombardia e AnciLab che riunisce, dal 17 al 19 ottobre, centinaia di rappresentanti del mondo delle politiche giovanili a Milano. Nei giovani italiani c'è anche un concreto sentiment di ritardo avvertito nei confronti dei colleghi europei: i nostri giovani ritengono di avere meno opportunità e in un inguaribile circolo vizioso, partecipano meno a iniziative di stage e internship, rimanendo così al di fuori di tutto quanto si muove intorno al mondo del lavoro, nazionale e internazionale.

 

Coinvolgimento e sharing economy
Come uscirne? Prima di tutto è necessario affrontare il problema dei NEET, con un intervento decisivo sul welfare e restituire un ruolo centrale all'informazione, utilizzando anche le nuove tecnologie per segnalare le opportunità esistenti. Rafforzare il link tra educazione e lavoro, con la cessione di competenze che possano essere più facilmente spendibili sul mercato del lavoro.
Utile sarebbe anche mettere le persone più giovani al centro delle decisioni politiche: ma chi è attivo in politica è di fatto solo una minoranza e il disinteresse verso la politica è un dato di fatto.

In questo senso, è proprio Milano a costituire una buona pratica da seguire: qui sono state attivate politiche di smart working e sharing economy e progetti di cittadinanza attiva che se replicate nel resto d'Italia potrebbero risultare efficaci. E vale la pena anche di ricordare che è proprio la città di origine a rappresentare il primo legame con il territorio, a detta della maggioranza dei giovani italiani: risulta ancora più interessante, quindi, coinvolgere in politiche attive i cittadini, in relazione alla città in cui vivono.

 

Dopo la poco confortante relazione di Eleonora Voltolina, Annibale D'Elia ha invece deciso di coinvolgere la platea con un intervento dal titolo Bollenti Spiriti: Young People as an opportunity for change.
Ha parlato della sua terra di origine, la Puglia, come di un perfetto esempio di terra meravigliosa da cui i giovani sono costretti a emigrare, con un tasso di disoccupazione del 50%. "Ma, ha sottolineato D'Elia, i giovani sono un'opportunità, non un problema. Ma cogliere questa opportunità non è semplice: si tratta di permettere ai giovani di vivere davvero la propria terra, di costruire un progetto concreto fatto di passione e di trasformarlo, se possibile, in un lavoro. "Una nuova etica del lavoro è quello di cui abbiamo bisogno, basata sulla curiosità e sulla passione".
"Nessuno dice che sia semplice, perchè - sottolinea ancora D'Elia - ci muoviamo in un ecosistema ostile". Ma i risultati arrivano: a 8 anni dall'introduzione del progetto Bollenti Spiriti il 53% dei giovani coinvolti è diventato un giovane imprenditore e la piattaforma web dedicata conta 8mila post user generated, mentre la pagina Facebook raccoglie circa 44mila follower.

 

Valeria Volponi

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